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giovedì 20 luglio 2017

Lungo il fiume (del tempo) e sull'acqua



In questa estate dominata, per ora, dal temuto anticiclone Caronte, sempre più spesso l’acqua, o meglio la sua scarsità, funge da protagonista nei servizi tv che indugiano nei più drammatici particolari di una campagna padana riarsa.
Il Canale Cavour nei pressi di Mosezzo (No)
Percorrendo la riva del Canale Cavour vicino a Mosezzo, mi è venuta in mente un’immagine di tanti anni fa, più di quaranta, gli stessi in cui l’H
2O non dava problemi di sorta… la sigla di apertura di uno sceneggiato televisivo di inizio anni ’70: “Lungo il fiume e sull’acqua” tratto dal romanzo giallo di Francis Durbridge. Una di quelle serie della Rai “di una volta” che teneva incollata la nazione per un certo numero di puntate (ogni domenica sera, se ben ricordo) fino alla soluzione. Ne ho ritrovato traccia, ovviamente, nell’incredibile archivio youtube. Storica quella sigla, con il sottofondo di una canzone indimenticabile e completamente fuori contesto, “Vincent” di Don Mc Lean, dedicata a Vincent Van Gogh.  Cast di prim’ordine con grandissimi attori di allora (in primis Sergio Fantoni) e ritmi da anni ’70, diciamo “ponderati”,  così lontani dal parossismo  della tv odierna, specie delle infernali serie americane (a cui rifiuto di arrendermi), tra inseguimenti, spari, sangue assortito, le immancabili autopsie di cadaveri in decomposizione e il “solito” dna.  Tornando a quella serie, anche la sigla non si sottraeva a un tranquillo andazzo... improponibile nella tv di oggi.
Il frame "incriminato" della sigla di "Lungo il fiume..."
Ciò che rimase impresso nella testa di un adolescente, era quell’uomo, anziano, che dal ponte su un canale (o un fiume) dalle acque lente gettava sassi di sotto. Allora mi domandavo perché lo facesse. Si stava divertendo come un bambino?  Non sembrava. Tendenze suicide? Forse. Oppure niente di tutto questo… solo un passatempo senza un apparente senso, in un paesaggio che mi sembrava abbastanza simile a quello intorno a me, connotato da sempre da “acque” di ogni tipo: l’alta pianura al di sotto dei laghi e dei ghiacciai alpini (ora di quello che ne rimane…). Tornando a Caronte, luoghi in cui
oggi non che  la situazione sia da prendere assolutamente sotto gamba (specie se l’estate dovesse continuare così), ma dove, comunque, si vive in un contesto un po’ più controllabile rispetto ad altre zone della pianura  sia per caratteristiche geo-morfologiche (vedi “spremitura” dei “poveri” ghiacciai delle Alpi Occidentali di cui sopra) o grazie ad acque sapientemente governate. Come quelle del Canale Cavour. A farsi un giro di controllo in questo luglio canicolare, tutto pare abbastanza normale per essere in estate… verde, riso in crescita regolare, canale a regime, forse con una  portata leggermente ridotta. Così alla fine non mi sono trattenuto dal gettare un sasso  nellle acque del “padre” di tutti i canali di questa parte di pianura e l’impatto è risuonato  piacevolmente pieno.
... E il sasso si tuffò nel Canale Cavour...
E ho pensato ancora al protagonista sconosciuto dell’antica sigla… cercando, a distanza di decenni, una risposta sul perché quell’uomo agisse così: forse spinto da un irresistibile magnetismo che conduce in una sorta di intima, esclusiva, altra dimensione.

"L’acqua porta dentro di sé qualcosa che ha raccolto in altri luoghi e, non so in che modo, mi consegnerà pensieri che non sono i miei e che sono per me"
(Felisberto Hernández)


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