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lunedì 9 gennaio 2017

Fiera di Primiero, memorie tra monti... e mari


In una fine dicembre 2016 clamorosamente (ma ormai neanche troppo) senza un filo di neve, i borghi alpini votati al turismo bianco mostrano l’aspetto di una cartolina “fuori tempo”, circondati da un paesaggio che sembra essersi cristallizzato a un paio di mesi prima.
Le Pale di San Martino da Fiera di Primiero (dicembre 2016)
Prati brulli, rocce completamente glabre, lingue di neve “programmata” (eufemismo ormai ufficiale che in qualche modo ne nasconde l’artificialità) dove si affollano cannibali dello sci… un pochino di tristezza ti assale, insomma, nel constatare che l’equazione “inverno=neve=montagna” non funziona più come una volta. Ma è un attimo…  Fiera di Primiero, già col suo nome dolce e musicale, ti rincuora subito.  
Fiera di Primiero
Lasciando le vie dello struscio,  la piccola capitale di valle non tarda a svelare, nel suo cuore più antico, la propria origine asburgica. Fiera, antico feudo imperiale, fu infatti fondata nel XV secolo dai canopi
(Bergknappen) lavoratori tirolesi impiegati nelle miniere di rame argento e ferro del  Primiero proprio nel luogo dove si svolgevano i commerci di minerali e si tenevano i mercati, da qui il toponimo di Markt, poi italianizzato in Fiera.

Sul Palazzo delle Miniere, dal severo aspetto, lì dove risiedeva il “giudice minerario”, campeggia l’aquila imperiale che guarda verso l’aguzzo campanile della vicina chiesa di Santa Maria Assunta.
Palazzo delle Miniere

Uno scrigno gotico quattrocentesco (su fondazioni precedenti) con opere che ne rimarcano l’antica anima e appartenenza: l’altare dedicato a San Giacomo Minatore, il grande affresco  commissionato dal governatore del Primiero Giangiacomo Römer in memoria dei suoi figli morti (segnati con una crocetta sopra il capo) zeppo di insegne nobiliari, il trittico ligneo del maestro Narciso da Bolzano con al centro la Vergine Maria nell'atto di essere incoronata Regina del cielo e della terra…
La Chiesa di Santa Maria Assunta

Altare di San Giacomo Minatore

Trittico ligneo di Narciso da Bolzano e, sotto, il grande affresco
Appena fuori, all’ombra (in tutti i sensi) della chiesa madre, una visione dalle caratteristiche più italiche
all’esterno dell’antica cappella di San Martino, lì dove campeggia, come singolare opera d’arte, un affresco che si integra e si completa con un crocifisso scolpito.

Vicino, una spettacolare (almeno per i miei gusti) canonica alpestre con l’ingresso contrappuntato da due affreschi cinquecenteschi.
La vecchia canonica di Fiera di Primiero
Più oltre, addentrandosi nel piccolo centro storico, il seicentesco “capitello della peste” è un ex voto di chi scampò alla peste manzoniana del 1630 che testimonia, nello stesso tempo, l’abilità e il gusto degli scultori in legno della valle.

 
Alzando gli occhi, prima di lasciare Fiera, un’ultima sorpresa. Una lapide ricorda che qui, in mezzo alle montagne, ebbe i natali chi unì due mari, ovvero Luigi Negrelli (1799-1858), progettista o meglio “propugnatore contro men grandiosi progetti del taglio dell’istmo di Suez”… chissà, forse ispirato dall’osmosi, qui nel Primiero ben tangibile, tra due mondi e due culture così vicini e così differenti.



2 commenti:

  1. Quando la mancanza di neve diventa uno stimolo per "vagabondare" tra le miniere culturali e storiche di un paese allora...chi se ne frega della neve!

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  2. E' così, anche perchè per me lo sci è ormai solo un ricordo eh eh! Ciao!

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