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mercoledì 16 novembre 2016

La chiesa-nave e il Cristo Nero di Castelsardo


E’ arroccata su un promontorio a picco sul mare, di fronte all’isola dell’Asinara, sulla cima del quale si annida un severo castello. Il nome della cittadina non può che essere "Castelsardo".
La costa di Castelsardo (Sassari)
Ma addentrandosi nelle strette viuzze della parte antica, mi sembra di respirare un’aria più familiare, di altri luoghi. Salendo verso il culmine della rocca, l’atmosfera è quella dei carrugi dei borghi liguri, con l’aria di mare che ti prende improvvisamente d’infilata a una svolta, per sparire immediatamente a un’altra, e salite con gradini "traditori", prima affrontati baldanzosamente e, dopo un po’, col "banfone".
La rocca a picco sul mare
In cima scopro che quella sensazione non è del tutto ingiustificata. Il castello, spiega una targa, infatti fu edificato dai Doria nel XII secolo e un tempo il borgo, come ho scoperto dopo, si chiamava "Castelgenovese". 

Insomma, un pezzo di Liguria in Sardegna che ha conservato la sua antica anima, malgrado tutte le successive vicende storiche. Castelsardo sembra entrare nel mare, e girovagando, finalmente in discesa, tra i carrugi compare la Cattedrale di San’Antonio Abate, che, all’esterno, più che una chiesa sembra una nave pronta per partire verso lidi sconosciuti, o forse verso l’antica patria ligure.
La Cattedrale di Sant'Antonio Abate a Castelsardo
E’ sormontata da un campanile maiolicato che tradisce, anch’esso, la propria vocazione marinaresca, non essendo altro che un’antica torre delle vetuste mura, usata originariamente come faro.
Il campanile - faro
Poco oltre, quasi nascosta, la particolarissima chiesa di Santa Maria delle Grazie, nella quale si può entrare solo lateralmente.
Santa Maria delle Grazie
Un discosto edificio medioevale, di rustica pietra, che regala una sorpresa. Se di "Madonne nere" ne avevo già viste, per la prima volta mi imbatto in un "Cristo Nero", anzi, per dirla correttamente nel "Cristu Nieddu", come è conosciuto qui. E’ il legno di ginepro ("nibaru"), a rendere di questa tonalità scura uno dei crocefissi più antichi della Sardegna, risalente al XIV secolo. 
Il "Cristu Nieddu" di Castelsardo
Un Gesù Nero considerato  miracoloso, tanto da essere invocato nei secoli durante le peggiori calamità o vicende storiche (come la salvezza  dall’assalto al borgo da parte della flotta francese nel 1527) e anche oggi  portato in processione in occasioni particolari. E così, mentre scende la sera,  l’aria di mare ispira languori che non possono essere spenti se non di fronte a una cena, naturalmente a base di pesce, mentre la brezza estiva ti accarezza dolcemente… e qui di miracoloso, purtroppo non c’è stata la moltiplicazione dei pesci, ma del conto finale… per dirla alla ligure un bel po’ di "palanche"… ma valeva la pena venire qui.

martedì 1 novembre 2016

Bisarcio e Ardara,contrasti romanici in Sardegna


Un paesaggio di una naturalità particolare che suggerisce quasi un’antichità genetica e immutabile nel tempo, malgrado i segni della “civiltà”. La piana appena ondulata del Logudoro, nel tratto tra Ardara ed Ozieri, nell’entroterra di Sassari, sembra lontanissima dal mare, molto più dei pochi chilometri che la separano dalla costa. Un piccolo mondo a sé, di scabra, quasi selvatica, ruralità. Sembra strano che, un tempo, l’autorità ecclesiastica avesse “piazzato le sue tende” qui, in un luogo di cui oggi resta sostanzialmente solo la memoria e un toponimo, Bisarcio.
La ex cattestrale di Sant'Anticio di Bisarcio (Sassari)
Ma anche una visione, quasi un miraggio che appare improvviso, lasciando per un attimo la statale a favore di una stradina di campagna. Dell’antica gloria della Diocesi di Bisarcio rimane solo “lei”, la “ex” cattedrale di sant’Antioco di Bisarcio, isolata in una campagna silente, con la sua già calda pietra arroventata dal sole di un meriggio agostano. Solo due mandorli offrono ombra al viandante.





Appropinquandosi all’entrata, si presenta di soppiatto una guida spuntata da non si sa dove, quasi materializzatasi all’improvviso: “Volete visitare l’interno?”.   Con un modestissimo obolo si entra, benedicendo un’opportunità del tutto inaspettata, considerando un luogo tanto solitario.

La sorpresa è che all’interno, a parte la statua lignea di Sant’Antioco, non c’è traccia di immagini sacre o di affreschi che ci si aspetterebbe di vedere in una cattedrale, seppure “ex”. Saranno scomparse, cancellate dal tempo? 


Non è così, dato che la guida, molto preparata, dice che gli studi non attestano presenza di decorazioni di alcun tipo (salvo gli elementi architettonici) in questa chiesa. 

 
La statua lignea del santo e l'interno di Sant'Antioco


Un po’ un mistero e anche salendo nella “stanza del vescovo”, al piano superiore, dove campeggia  il seggio episcopale, nulla suggerisce altro se non un’austerità quasi da chiesa riformata.
Il seggio episcopale
 



Come risposta personale associo la situazione all’atavico carattere sardo, fiero, quasi tagliato nella roccia, senza “inutili” orpelli. Lascio questa oasi di pietra nella campagna riarsa più che mai convinto della mia facile ed estiva interpretazione… smentita immediatamente un quarto d’ora dopo di fronte a un’altra splendida chiesa romanica del Logudoro, Santa Maria del Regno, nel paesino di Ardara




Santa Maria del Regno, ad Ardara (Sassari)
Qui la porta interna è chiusa, purtroppo, e non c’è traccia di materializzazione di guide… ma attraverso una grata si intravvede uno splendore decisamente in contrasto con Sant’Antioco: nell’abside uno dei più grandi retabli (sarebbe un polittico, in lingua aragonese) della Sardegna, introdotto da colonne dipinte con apostoli e santi… d’accordo che queste decorazioni sono successive all’edificazione del tempio… però tanta ricchezza quasi abbaglia, pur se vista quasi… dal buco della serratura.
L'interno della chiesa di Santa Maria del Regno
Si lascia questo piccolo villaggio (oggi di 800 anime) scoprendo poi come, un tempo, fosse addirittura capitale di uno dei giudicati (gli antichi regni-giurisdizioni sardi) quello di Torres. Ed ecco la spiegazione di questo fasto, figlio di un passato glorioso… ma sarà poi così? Non c’è  tempo per indagare più di tanto… l’aria del mare che arriva fin qui distrae e suggerisce altre esplorazioni.