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martedì 26 luglio 2016

Croci di vetta in un'estate di 114 anni fa


Ce ne sono a centinaia, alcune umili bracci di legno incrociati, altre costruzioni imponenti che si fanno notare da lontano… a volte sembrano quasi dei miraggi quando la fine dell’escursione è ancora lontana e la fatica si fa già sentire. Aggiungere qualcosa a “opere” della natura come le montagne, alla loro primordiale possanza, credo sia stato qualcosa quasi naturale fin da tempi remoti, come se l’uomo avesse voluto appropriarsene, forse esorcizzarle o ingraziarsi qualche divinità di quel mondo “di quota” in genere così ostile.
Monti di Lego (Canton Ticino)
Poi il resto lo ha fatto la tradizione e, in tempi più recenti, la decisione di un papa, Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, che volle “battezzare” i monti italiani, all’inizio del '900, con  un “grandioso omaggio a Dio”: venti croci o altri monumenti sacri da apporre su altrettante famose vette sparse su tutto il territorio italiano delle Alpi e degli Appennini tra le quali il Monviso, il Cimone, l’Amiata, Il Vettore e Il Gran Sasso. Ma lo spirito di emulazione, in quegli anni, fece sì che iniziò una proliferazione di croci anche su vette, diciamo così, minori. Nelle montagne della mia zona l’estate del 1902 vide il contemporaneo innalzamento di due croci di vetta, una metallica, l’altra di pietra, volute da comitati locali che vollero accogliere l’appello di Leone XIII.
Sul Pizzo San Martino, (vetta  di 2735 m. tra Valle Anzasca e Valle Antrona, dominante il paese di Vanzone con San Carlo) una quarantina tra uomini e donne trasportarono in quota  pesante e "sacro" materiale, tramite un sentiero appositamente tracciato, superando un dislivello di circa 2000 metri!
Questa vecchia foto immortala il momento della “fine lavori” (agosto 1902, il monumento fu però inaugurato nell’estate successiva) dove si nota in particolare tra un gruppetto di ardimentosi (tutti con cappello) anche una forte “montagnina” (seppur in posizione defilata) in vesti tradizionali, che sicuramente  si sobbarcò pesantissimi carichi.
Più o meno nello stesso periodo, e precisamente il 2 luglio 1902, non molto lontano (perlomeno in linea d’aria) fu la giornata dell’inaugurazione della croce di vetta del Mottarone, montagna che domina i laghi d’Orta e Maggiore.
La croce del Mottarone in una vecchia cartolina e, sotto, in versione invernale d'epoca
I giornali locali del tempo parlano addirittura dell’entusiasmo di “tremila intervenuti, quasi tutti appartenenti al clero”… faccio fatica a immaginarmeli tutti insieme. 
La vecchia croce (a destra) al cospetto dell'enorme traliccio

 Una croce oggi sostanzialmente invisibile, oscurata (destino ineluttabile per montagne in posizione “strategica”) da un’enorme traliccio dove si appoggiano parabole, antenne, ripetitori… ed ecco che la montagna si piega alle esigenze della comunicazione moderna, nuova religione di questi tempi, più forte, piaccia o meno, di ogni battaglia per salvaguardare la naturalità delle cime.

lunedì 11 luglio 2016

Il patchwork spazio-temporale di Valloria


Potrebbe essere il tipico borgo dell'entroterra imperiese colonizzato da stranieri... ma non lo è. Si è ritagliato uno spazio, forse uno spazio-tempo tutto suo grazie a un'iniziativa dell'Associazione Amici di Valloria, nata nell'ormai lontano 1994.

Valloria, frazione di Prelà (Imperia)
Un'idea semplice, rivelatasi efficace, per ridare vita a un villaggio di poche anime, oggi frazione di Prelà, immerso, quasi mimetizzato nel verde di fitte selve di uliveti. Perché non dipingere le porte di questo piccolo borgo collinare? Incredibilmente, nel giro di pochi anni, l'antica Vallis Aurea è diventata una pinacoteca en plein air dove al posto delle tele si usano supporti atipici come gli usci e i portoni che si aprono nei carruggi e negli antichi anditi del borgo, trasformati dall'intervento di artisti noti e meno noti. Oggi sono oltre 150 le “porte dipinte”, e ogni anno se ne aggiunge qualcuna...











C'è un po' di tutto in un paese divenuto un patchwork artistico particolare, dal classico figurativo a suggestioni impressioniste o surrealiste. Dietro ogni angolo, e sono tanti gli angoli nella “contorsione viaria” degli antichi borghi, puoi essere colto completamente di sorpresa da una visione improvvisa. Bisogna come sempre entrare un po' in armonia con l'ambiente, sintonizzare le proprie lunghezze d'onda con ciò che ti sta intorno... meglio se in una giornata qualunque, lontano dai fine settimana o dalla piena estate e dimenticando per un attimo la malìa di effluvi tipicamente mediterranei che escono dalle finestra di qualche cucina. Forse non sono “solo” porte dipinte... ma dei veri e propri passaggi spazio-temporali dove si ha la sensazione che, avvicinandosi, si possa essere “assorbiti” verso un universo sconosciuto.
"Ingresso a Lomilandia" di Anna Motta
Un punto di partenza verso altri mondi, spetta solo all'osservatore scegliere dove sia più bello infilarsi per entrare in un'altra dimensione... come quel variopinto uccello di “Ingresso a Lomilandia” di Anna Motta, deciso a bucare con il suo appuntito becco la propria sfera esistenziale per spiccare il volo verso l'avventura, oltre una porta metafisica tra mare e cielo... perlomeno... io la vedo così.