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giovedì 1 dicembre 2016

Alghero: la scala del capriolo, la grotta e Caronte


Si scende, leggeri, quasi inebriati dal richiamo del mare sottostante… agili come caprioli lungo una scalinata scavata nella roccia di 654 gradini. E’ un must, per chi è in vacanza dalle parti di Alghero, una puntata all’imponente promontorio calcareo di Capo Caccia, così chiamato proprio per l’antica attività venatoria dei notabili del luogo, e scendere lungo la “Escala de Cabirol” ovvero, in lingua catalana, la “scala del capriolo” (tanto per restare in tema).
Capo Caccia (Alghero) e il suo faro
Meta ultima le famose “Grotte di Nettuno”. Lungo il tragitto in discesa, intercalato da alcuni tratti pianeggianti, lo sguardo si divide equamente tra il panorama di un mare che sembra infinito e gli sguardi di chi sta risalendo, più che altro per indovinarne l’aria soddisfatta, o meno.

Alla fine della scala, un po’ di assembramento agostano e “senso unico alternato” lungo uno stretto passaggio tra chi scende e chi torna a riveder le stelle. Si paga per entrare, biglietto a 13 euro: Ma vale la pena? Ovviamente, come sempre, a domanda, ci sono quelli che si lamentano: “Visita troppo breve”, “non si sentono le spiegazioni”, “costa troppo” ecc.  Dubbio amletico, entro o non entro… Comunque, essendo in vacanza, chissenefrega, io pago… ed entro. Ressa indescrivibile in un antro dall’espetto infernale, anche perché, dal mare giunge un’imbarcazione che vomita decine e decine di turisti, quelli che della “Escala de cabirol” e dei suoi 654 gradini proprio non vogliono sentire parlare.
Lo sbarco dei turisti "pigri"...
Immediatamente si materializza la nave di Caronte e il terribile spettacolo delle anime dei dannati avviate al loro destino, in un set cinematografico immaginario.
... come le anime dannate trasportate di Caronte
Dopo un po’ di coda si entra, in corposi gruppi. Prima raccomandazione: “Attenti alla testa”… e poi via alle spiegazioni della guida.
L'interno delle Grotte di Nettuno con i laghi interni formati dall'acqua di mare
Ambiente davvero grandioso e, una volta allontanatisi da Caronte, quasi ci si aspetta di incontrare il capitano Nemo e il suo Nautilus ancorato in un antro decorato da stalattiti, così come me lo rammento nell’antico e spettacolare  film “Ventimila leghe sotto i mari”.
L'altro del Nautilus del film "Ventimila leghe sotto i mari"
Invece la guida ci introduce a un altro personaggio…  Carlo Alberto, re di Sardegna, che per ben tre volte fece visita a queste grotte, come testimoniano anche alcune lapidi murate sopra le acque del cosiddetto “Lago Lamarmora”. E mi immagino le guide di allora a raccomandare “Altezza (nel vero senso della parola, visto che era alto oltre due metri”) fate attenzione alla testa!”.
Il "Lago Lamarmora"
Una cosa che non mi sono mai spiegato è come tra la sua discendenza ci sia poi stato un re alto mezzo metro meno… misteri sabaudi…

 
Comunque il giro si conclude, i personaggi veri o di fantasia, spariscono nella luce dell’estate mediterranea… ciò che non sparisce è la “Escala de Cabirol”, con i suoi 654 scalini, ora da fare in salita. Imperativo assoluto: “La prendo piano”, da capriolo stanco insomma. Capita di essere intervistati da chi scende (scusa anche per fermarsi) “Ne vale la pena?”… manca il fiato, ma la forza di un deciso cenno affermativo rimane. Sì, certamente ne valeva la pena.

2 commenti:

  1. Bellissime grotte! Mia ignoranza... fino ad ora conoscevo Alghero solo per la nota canzonetta di Giuni Russo.
    PS. Che incredibile somoglianza hanno la nave di Caronte e quella dei turisti "pigri".
    A presto!

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  2. Anch'io non li conoscevo, essendo la prima volta che andavo in Sardegna. Potendo, mi verrebbe voglia di tornare... Ciao e grazie!

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