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martedì 14 giugno 2016

In pianura... anche i canali hanno un'anima

 Non si può fare assolutamente a meno di loro nelle plaghe agricole padane ma non è che godano (salvo eccezioni) di eccessiva fama tanto che, per la maggior parte delle persone, sono semplicemente “canali” insomma... un canale vale l'altro.
Eppure hanno tutti un nome, a volte altisonante a volte meno, e sono anch'essi “corresponsabili” della trasformazione del paesaggio di questa parte della pianura tra Piemonte e Lombardia negli ultimi secoli. Attorno al luogo in cui vivo ne scorrono parecchi: opere ingegneristiche tutt'altro che banali,  spesso intersecantesi tra loro in una mirabile osmosi di acque, gestita a seconda delle esigenze agrarie.

In genere ci si ricorda di loro in primavera, se, malauguratamente, le condizioni climatiche sono sfavorevoli e le loro fonti di approvigionamento (laghi o fiumi) soffrono per la mancanza di precipitazioni. Normalmente, invece, nessuno, tranne ovviamente gli agricoltori e qualche pescatore, si accorge di loro quando finiscono il periodo di “asciutta” invernale e tornano a gonfiarsi di acqua in primavera.

Ma a osservarli bene ciascuno ha una sua fisionomia, e la loro “linfa”, a seconda della provenienza, si trasfonde in una vera e propria anima: tre, vicini alle mie zone, dimostrano che anche le acque “regimentate” sono diverse tra loro.
Il Canale Cavour nei pressi di Agognate
Ovviamente si parte dal Canale Cavour, fresco di gran compleanno, ad aprile ha compiuto 150 anni tondi tondi, tra i pochi ad avere una certa notorietà... sarà il nome, sarà che la sua costruzione è tra le prime grandi infrastrutture dello stato unitario, sarà che è la “spina dorsarle” dell'irrigazione della pianura padana occidentale.

Ma la sua anima? assolutamente sabauda e non solo per il nome, per l'attraversare tre province piemontesi (Torino, Vercelli e Novara), perchè derivi dal grande Po e dalla cerulea Dora: basta osservare le sue acque, che, passando sotto la miriade di ponti lungo il percorso, da lontano sembrano... ferme quasi a riecheggiare il detto bogia nen (non ti muovere) riferito, anche con connotazione negativa, ai “veri” piemontesi. In realtà è un flusso regolare, quasi inesorabile, reso un po' misterioso, quasi esoterico (non per niente arriva dalla “magica” Torino) da un colore delle acque verdastro. Per restare un po' nei luoghi comuni affibbiati ai miei corregionali un' anima curteis (cortese) ma anche un po' fauss (falsa).
Le impetuose acque del canale Diramatore Alto Novarese
Molto diversa da quella di un “giovane canale”, terminato nel 1980, il DAN, o meglio Diramatore Alto Novarese. Di lunghezza e sezione molto inferiore ha un'anima quasi sbarazzina, con acque a volte irruente, veloci, forse un pochino presupponenti, visto la loro origine un po' “nobile” (è una derivazione del canale Regina Elena... e ci siamo di nuovo coi Savoia) e un po' internazionale (dato che in ultima analisi le acque, provengono, via Ticino, dall'italo-elvetico Lago Maggiore).
Le acque del Diramatore si gettano nel Canale Cavour a Recetto (No)
Il passaggio sotto la Roggia Mora
Comunque si getta proprio nelle più “istituzionali” acque del Cavour, dopo 25 chilometri di “vita spericolata”, anche perchè riesce a “passar sotto” al terzo incomodo dal nome al femminile: la Roggia Mora, un'anima antica e ibrida. Il suo nome si deve a Ludovico il Moro che, per portare le acque alla sua tenuta Sforzesca, vicino a Vigevano, allungò la preesistente e antichissima Roggia Nuova alla fine del '400.
La Roggia Mora nei pressi di Proh (No)
Un corso d'acqua che è un canale ma che in alcuni tratti assomiglia a un fiume, conservando le sue rustiche caratteristiche primigenie, che fanno risaltare le sue fredde e limpide acque (derivano dal fiume Sesia e, di fatto, dai ghiacci del Monte Rosa) tra rive irregolari, piccole cascatelle e fondali ghiaiosi, senza contare un antichissimo ponte medioevale a schiena d'asino che oggi non porta da nessuna parte ma che si dice, un tempo, fosse luogo di riscossione di gabelle e dazi.
Il ponte medioevale di Proh (No)
Sotto la sua volta si notano strani graffi, segni, forse, del passaggio di vetuste imbarcazioni. Tre canali e tre anime diverse unite dall' irresistibile forza attrattiva dello scorrere dell'acqua: “...
acqua che canti e piangi, acqua che ridi e muggi, tu sei la vita 
e sempre sempre fuggi”.

2 commenti:

  1. E pensare che, prima di averti letto, tutta quest'acqua "lenta" mi suscitava solo il timore di interi stormi agguerriti di zanzare.

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  2. Beh, anche quelli fanno parte del paesaggio...anche se ultimamente mi sembrano un po' meno agguerriti... non sono più le zanzare di una volta! Ciao e grazie!

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