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giovedì 7 aprile 2016

In un mosaico di pietra, porte e finestre di Sogno

 Etimologia incerta per questo villaggio dalla storia antica e dal nome quasi fatato, Alpe Sogno, frazione più elevata del comune di Villadossola, probabilmente in origine un castelliere usato come rifugio dalle popolazioni autoctone, ben protetto dallo strapiombo sul fondovalle ossolano.

Oggi ci si arriva per sentiero, da diverse direzioni e anche con una comoda stradina asfaltata, ad uso dei proprietari dei rustici che si animano in estate o nei fine settimana.
L'oratorio di San Giovanni all'Alpe Sogno (736 m)

Di piccoli agglomerati alpini come questo, qui in Ossola, ce ne sono tanti, forse anche più belli. Ma alcuni particolari, decisamente “particolari”, rendono Sogno quasi come una preziosa fotografia di pietra di un passato alpino, immodificabile, se non per qualche scellerato intervento umano. Un'istantanea antica, di mezzo millennio fa, dato che molte costruzioni sono proprio di inizio Cinquecento... e la prima cosa che mi è venuta in mente passando di qui, è che negli stessi anni dei trionfi architettonici del Rinascimento, anche all'Alpe Sogno, tra difficoltà naturali e climatiche e con mezzi decisamente modesti, si piegava la pietra alle esigenze non di principi o alti prelati, ma di semplici famiglie contadine. Mentre operavano Bramante o Michelangelo qui si faceva di necessità virtù, con la materia prima più abbondante trasformata in magioni essenziali, rustiche ma, come in altri villaggi di questa parte della Bassa Ossola, con una soluzione architettonica originale: un sistema trilitico dal sapore ancestrale con i piedritti e l'architrave a formare un'entrata (o le finestrelle) forse un po' pretenziosa nel contesto, ma funzionale e soprattutto solida.
Alpe Sogno, la sede del museo etnografico

Il "sistema trilitico" di Sogno
E' quasi immediato, in luoghi come questo, pensare a un'antica comunità, in che modo viveva... domande che invece mi sfuggono  se abbagliato dai capolavori rinascimentali delle nostre città. Una collettività “nella pietra”, dura come quei pesantissimi monoliti che venivano trasportati e issati e mezzo di forza muscolare solidale, dove si conquistava palmo a palmo il terreno da coltivare a segale e patate, strappato alla pendenza grazie ai terrazzamenti, ovviamente di sasso, e dove anche le viti si appoggiavano a pali infissi in pietre appositamente forate.
Pietra forata per i pali della vigna
Una vera comunità di montagna dove a curar le anime e a perdonare peccati ci pensava (fino all'inizio dell'Ottocento) un parroco autoctono nell'oratorio di San Giovanni Evangelista con il suo campaniletto a vela (molto raro in queste montagne);
La parete dell'antico affresco
 













dove la pietra era ingentilita da affreschi sacri di un certo pregio (uno del 1502 è stato “strappato” per tutelarne la conservazione) e dove, a volte, la stessa pietra  ritornava materia per graffiti dal sapore antico e pagano, come una sorta di svastica scaramantica scolpita sullo stipite di una delle case più antiche del villaggio. 

Antichi ed enigmatici segni sulla pietra
 






Pietre non disanimate, quelle di Sogno, viventi nel racconto di fatiche, passioni e storie di semplici e ignoti uomini e donne che ci hanno preceduto.

4 commenti:

  1. Non conoscevo il sistema trillico: se occorreva allargare una porta spostavi i due...menhir verticali, sostituivi quello orizzontale con uno più lungo e il gioco era fatto. Che geni!

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    Risposte
    1. Mi era sfuggita questa possibilità di ristrutturazione, eh eh! Ciao e grazie Leo!

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  2. Luogo affascinante dal nome suggestivo.
    Bello!
    Ciao Marco.

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