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martedì 23 febbraio 2016

Ocriculum, quando la natura abbraccia le rovine

  Non sono particolarmente imponenti - nel senso che non possono rivaleggiare con i più famosi siti archeologici italiani - ma le rovine romane di Otricoli, l'antica Ocriculum (in provincia di Terni), hanno un appeal particolare. Sarà che sono relativamente poco conosciute, sarà che l'entrata è pure libera, sarà che in un primo pomeriggio di agosto dello scorso anno l'area era deserta, e, come tale, più attraente per il fatto di offrirsi "in esclusiva"... ma questo luogo ti cattura con la bellezza di un paesaggio emozionale.
Parco Archeologico di Ocriculum, la zona delle terme

Inizio col dire che l'area dove sorge Ocriculum è vastissima, solcata da una serie di stradine che ne toccano i principali resti. Un percorso all'interno della storia, ed è qui la prima "magia" di questo posto, nell'armonia tra rovine e natura che identifica un paesaggio.
I resti dell'anfiteatro di Ocriculum
Ci si sente quasi, anche per la solitudine e un inusitato silenzio (per quel mese dell'anno), come protagonisti di quei Grand Tour settecenteschi nel nostro Paese tanto amati dai ricchi stranieri dell'epoca.


L'uno dopo l'altro si susseguono vestigia tra le più varie, dall'anfiteatro ai monumenti funerari, dalle terme al teatro e al foro e si può percorrere anche un tratto dell'antica Via Flaminia.

E si respira veramente la Civiltà romana, tanto più che l'escursione conduce, quasi come un destino segnato, a scendere verso l'antico porto sul fiume Tevere, dove si caricavano le imbarcazioni del pregiato olio di queste terre, ben apprezzato nella capitale dell'Impero.
La chiesetta di San Vittore, il Tevere e...
... il porto dell'olio
Quasi rive del tempo, quelle del Tevere, che senza troppi sforzi di immaginazione, ci catapultano indietro di due millenni. 

Rovine romane di Willem Van Nieulandt (XVIII sec.)
 


E così sembra di essere, ad Ocriculum, dentro in uno di quei dipinti sei-settecenteschi di maniera che celebravano il "culto" delle vestigia e fingere di essere un René de Chateaubriand che, mentre evoca il passato, si definisce come "un edificio caduto, un palazzo crollato e ricostruito con delle rovine" ricordando la fugacità del tempo:






"Intorno a me, tra gli archi in rovina, si aprivano degli squarci sulla campagna romana. Dei cespugli fitti riempivano le sale deserte, la vegetazione disegnava un tessuto di mosaici sul bianco dei marmi. In questi palazzi della morte cipressi altissimi sostituivano le colonne; l’acanto selvatico ricopriva le rovine, come se la natura si fosse compiaciuta a riprodurre sui capolavori mutilati dell’architettura l’ornamento della loro bellezza passata. Mentre contemplavo questo quadro pittoresco e selvaggio, mille idee si succedevano nella mia testa: pensavo a tutto un mondo perduto".


5 commenti:

  1. mi pare di sentire pure un lieve refolo di vento al profumo d'erba estiva.

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  2. mi pare di sentire pure un lieve refolo di vento al profumo d'erba estiva.

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  3. In effetti in quella giornata si sentiva solo il respiro della natura... un piccolo miracolo pensando che erano i primi di agosto! Grazie Leo e ciao!

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  4. Belle rovine, un posto ottimo dove fantasticare senza che nessuno inizi a fissarti in faccia come se fossi uno strano essere venuto da chissà dove... eh eh eh...

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  5. Eh sì, è andata proprio così...Ciao e grazie!

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