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mercoledì 20 gennaio 2016

La lontana eco di Bussana Vecchia...

Dall'Autostrada dei Fiori non sfugge lo skyline sal profilo un po' particolare di un borgo arroccato su uno sperone che si protende verso il mare. Ma per capire meglio occorre scendere a Sanremo e risalire per qualche chilometro la collina per raggiungere Bussana Vecchia, villaggio semidistrutto da un terremoto il 23 febbraio del 1887 e, una volta giunti lì... si capisce.
Il campanile delle chiesa di Sant'Egidio
  


Le rovine, come sempre, hanno un magnetismo particolare, forse perché, meglio delle testimonianze giunte a noi nella loro interezza, lasciano immaginare liberamente un passato, storie e, in questo caso, tragedie umane. Eppure Bussana ("Vecchia" lo è diventata quando gli abitanti si trasferirono più a valle, a Bussana "Nuova") mi ha fatto un'impressione particolare perché non ha, se non in parte, le caratteristiche, oserei dire "la sacralità", del luogo abbandonato (so di essere un integralista...)


Qui, infatti, fin dagli anni '60 del secolo scorso si insediò una comunità di artisti e creativi, con botteghe e atelier che andarono ad occupare le case abbandonate, ridando vita al borgo. Tuttora quelle dimore riadattate sono al centro di querelle legali tra l'amministrazione pubblica, gli antichi proprietari e i nuovi abitanti... ma non è il caso di occuparsene.
I caruggi di Bussana Vecchia
 









Riguardo a ciò, semplicemente mi è venuto in mente quanto succede in natura, quando un animale o un uccello trova un nido o una tana abbandonata e proprio lì rinasce una vita, anche se ben differente da quella originaria. In questa situazione un po' "ibrida" si gira per i caruggi di Bussana alla ricerca degli angoli più suggestivi e silenziosi... dove si possa sentire ancora l'eco di quanto avvenne quasi centotrenta anni fa. La lapide all'entrata di Bussana, anonima e ormai un po' scolorita da tempo, è solo una laconica teoria di nomi, appartenenti a poche famiglie che, al di là di ciò, non racconta nulla di quanto avvenne nel "triste giorno" del Mercoledì delle Ceneri del 1887.
La lapide che ricorda le vittime del terremoto del 1887
Il vero luogo evocativo sono le imponenti rovine della chiesa di Sant'Egidio, il cuore di Bussana, dove si percepisce lo spirito di una comunità spazzata via dalla forza della natura in poche decine di secondi e il grido del parroco di allora che al primo torcersi del tempio urla:
"Terremoto, terremoto, salvatevi!". La volta, infatti, resistette alla prima scossa ondulatoria e gran parte del popolo convenuto per le funzioni poté trovare riparo negli altari laterali protetti da robuste arcate.

Le rovine della chiesa di Sant'Egidio
 





  



Cinque minuti dopo, però, un secondo sisma, di natura sussultoria, provocò il crollo totale della volta stessa...


Era forse meglio lasciare Bussana al suo silenzio, lo stesso che per decenni ammantò, come un amorevole sudario, queste rovine?

 



Salendo verso Ceriana, ci si può fermare a guardare con calma quello skyline. Personalmente Bussana Vecchia mi ha impressionato maggiormente da qui, da lontano, donde è possibile cogliere questa unicità straordinaria, in pieno contrasto rispetto all'idilliaco paesaggio sanremese circostante, mentre il vento suggerisce storie, memorie e voci perdute nel tempo.

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