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giovedì 30 luglio 2015

Misteriosa emersione dal lago di Bolsena?


Ogni tanto qualche scherzo di prospettiva "riemerge", mentre al momento la cosa passa completamente sotto traccia.
La sagoma del sottomarino Nautilus

Rivedendo questa foto, scattata qualche mese fa dalla strada che da Montefiascone conduce a Bolsena (Vt), sembra di intuire la sagoma del leggendario sottomarino Nautilus del capitano Nemo, in emersione dalle acque del lago, così come mi è rimasta nella memoria dalla visione del cult movie "L'Isola Misteriosa" tratto dal romanzo di Verne. E di un'altra isola, ben più tranquilla, si tratta: l'Isola Bisentina, la più grande delle due del lago laziale.


martedì 21 luglio 2015

Agogna, il torrente più lungo d'Italia (2° puntata)

Dalla città di Borgomanero verso nord, l'Agogna assume via via i connotati di un vero e proprio torrente alpino... ma a Briga Novarese ecco la sgradita sorpresa annunciata la settimana scorsa: su un cartello si legge inequivocabilmente la dicitura "Fiume Agogna". Ma come, e tutti i discorsi fatti finora?
Rimanendo alla metafora calcistica cambierebbe il risultato, 2-1 per l'Agogna torrente più lungo d'Italia. Però mi sembra un gol nettamente in fuorigioco e quindi, come arbitro (clamorosamente parziale) lo annullo senz'altro. Sarà stata la svista di qualche addetto poco attento.


Chiuso l'incidente... da Briga in poi l'Agogna "risale" quasi completamente immersa tra i boschi, diventando, tra l'altro, un ottimo percorso scuola per canoisti. Ho bypassato questo tratto poco accessibile per ritrovarmi, poco dopo, di fronte a un idilliaco e discosto villaggio rurale, Pezzasco, accolto dall'abbaiare di cani, senza peraltro veder anima viva (e dire che siamo a pochissimi km da Orta San Giulio, brulicante di turisti). Eppure ci abiterà qualcuno, a giudicare dal groviglio di fili elettrici che deturpano il paesaggio.
Immerso nel verde, il villaggio di Pezzasco








Dove saranno i villici? Il torrente qui è estremamente pulito e invitante in una giornata estiva e Corinne non si fa pregare un secondo per mettere al fresco le sue zampine,
non lontano da un'antico e scenografico ponticello in pietra, immerso nel verde.
Il ponte in pietra sul torrente, presso Pezzasco
Più avanti il torrente risale ancora verso la sua origine deviando nettamente a destra, prima del paese di Armeno, per il suo ultimo (o meglio... primo) tratto, noto come "Valle dell'Agogna" . Qui il suo percorso è seguito, più o meno, da una strada che collega Lago d'Orta e Lago Maggiore e che, da tempo immemorabile, è quindi detta "Delle Due Riviere".
Fienagione nella valle dell'Agogna
Eppure non è che sia granché frequentata... meglio così. E anche l'ambiente è rimasto quello che mi ricordo fin da bambino, punteggiato da vetusti cascinali, tra boschi e pascoli, dove ancora qualcuno, fortunatamente, resiste a presidiare il territorio dall'abbandono. L'Agogna si fa sempre più spumeggiante torrentello di montagna e oramai volge lo sguardo versi i più ripidi pendii di suo "padre", il Mottarone, dove, a circa 1100 metri, tra l'Alpe Nuovo e l'Alpe della Volpe zampillano, da diverse sorgenti, le sue prime acque, quelle stesse (magari un po' meno pure) che, dopo un viaggio di 140 km, si getteranno nel Po. Accompagnato da Corinne e sentendomi un po' come Livingstone, mi sono messo alla ricerca delle sorgenti dell'Agogna, in fondo un po' il mio “Nilo”.
Il primo impluvio dell'Agogna...
E così ci siamo addentrati in una fitto bosco, a ridosso della provinciale del Mottarone, dove si apre una valletta appena accennata che accoglie il primigenio impluvio del torrente e, qualche decina di metri più in alto, la sua sorgente... Giunto alla fine, o all'inizio... allora c'è o non c'è questo primato? Secondo me sì, e se si va a spulciare wikipedia alla voce Agogna, è classificata come torrente... ma una noticina avverte "nonostante le caratteristiche di fiume", noticina forse aggiunta per giustificare il fatto che figura anche nella "classifica" dei fiumi. E allora come si esce dal dilemma?
...e finalmente, sotto una roccia, la sua sorgente
 Qualcuno ha tentato di risolverlo già molto tempo fa, addirittura un senatore del Regno di Sardegna, l'avvocato Giacomo Giovanetti (1787-1849) tipo molto esperto di acque che, per tagliare la testa al toro, dopo averne studiato le caratteristiche, definì l'Agogna "fiume-torrente". E qui potrebbe partire un'altra classifica, anche questa tutta da scrivere... ma io preferisco, in attesa di smentite, tenermi la mia...

martedì 14 luglio 2015

Agogna, il torrente più lungo d'Italia (1° puntata)


Trovare una piccola falla nelle articolate e illimitate informazioni della rete su uno degli innumerevoli interrogativi che possono balenare improvvisamente in mente è quasi impossibile. Forse, e sottolineo forse, sono riuscito nell'impresa, mettendo ovviamente in conto di essere clamorosamente smentito. Non ho finora trovato traccia infatti di un'ipotetica classifica dei torrenti più lunghi d'Italia. Lacuna di "enorme" importanza (... si fa per dire, eh!) scoperta grazie a quella punta di spirito campanilistico che alberga in ogni italiano. E chi occupa - secondo me - al primo posto, ovviamente è delle mie parti...
Il torrente Agogna presso la sua confluenza nel Po
Il torrente in questione si chiama Agogna e scorre tra Piemonte e Lombardia, attraversando le province di Novara, un "pezzettino" di Vco,  e di Pavia,  raggiungendo la ragguardevole lunghezza di 140 km, dalle sorgenti alle falde del Mottarone fino alla sua confluenza nel grande Po. Per la verità se andiamo a vedere la classifica dei fiumi d'Italia, l'Agogna è inserita al 28° posto assoluto... ma allora è un fiume? Assillato da questo amletico dilemma, cui  tenterò di dare una risposta definitiva nella prossima puntata, mi sono messo in mente di seguire o meglio di inseguire il corso del torrente a ritroso, saltabeccando qua e là e risalendo fino al suo scaturire... così, tanto per togliere un po' di anonimato al corso d'acqua più tipicamente legato ai miei campanili. Scoprendo che poi così anonimo non è.
Nei pressi di Balossa Bigli...
In un'estate pazzescamente calda, sfidando zanzare e moscerini di ogni specie, cartina alla mano, ho cominciato quindi dal fondo, presso un piccolissimo villaggio dal nome improponibile: Balossa Bigli (frazione di Mezzana Bigli) in provincia di Pavia, sulle rive del Po.
E' lì, quasi mimetizzata in un boschetto, che si raggiunge, con un po' di fatica, la confluenza dell'Agogna nel Po. Confluenza quasi timida, al cospetto del grande fiume. 
... l'abbraccio col grande fiume
Eppure ci fu un periodo della storia in cui, geo-politicamente parlando, il piccolo torrente visse un attimo di notorietà: quando, in epoca napoleonica, a qualcuno venne in mente di battezzare le divisioni amministrative con i nomi dei corsi d'acqua, noti o meno noti che fossero.  
Ed ecco,  tra il 1800 e il 1814, la stagione del Dipartimento dell'Agogna, territorio che comprendeva le attuali province del Vco e di Novara e parte di quella di Vercelli e di Pavia.
L'Italia napoleonica dei dipartimenti "fluviali"
                        Chissà perché  "Dipartimento dell'Agogna" e non del - ben più importante - "Ticino"? 
Mentre mi pongo questo interrogativo senza risposte, vagando tra le stradine della plaga risicola Lomellina e risalendo il corso d'acqua, incontro  un piccolo gioiello architettonico - ovviamente chiuso - che quasi si appoggia sulle sue rive: la Pieve di Velezzo con il battistero romanico del XI secolo, non a caso situato vicino all'acqua. Non lontano da questo luogo dimenticato, il paese di Lomello, che dà nome a questa terra, con il complesso monumentale di Santa Maria comprendente la basilica e un altro magnifico battistero paleocristiano.

Tra le risaie e il torrente, la Pieve di Velezzo
Non male le sorprese dell'Agogna...

Si prosegue verso nord con una quasi impercettibile salita verso la pianura novarese, dove l'Agogna scorre libera, capace di sorprendere la campagna con le sue impetuose piene, erodendo inesorabilmente rive che si rivestono di inusitata wilderness, se si pensa che si è a pochissimi chilometri da Novara.
L'Agogna a Monticello, a pochissimi km da Novara

Già, il centro più importante lambito dal torrente. Quell'Agogna amatissima dai novaresi, specie quelli "di una certa età" che ne esaltano, un po' nostalgicamente, lontane stagioni di rinfrescanti bagni estivi, pesche miracolose, amori adolescenziali sbocciati sulle sue rive e, addirittura, presunte saluberrime proprietà... se è vero che qui sorgeva una colonia elioterapica per i bambini, attiva addirittura ancora per molti anni nel dopoguerra.
La colonia elioterapica, come si presenta oggi
A proposito, mettendo al bando i sentimentalismi, e tornando al dilemma di partenza, non posso non notare che fino a questo punto in tutti i luoghi dove ho varcato ponti sull'Agogna, i cartelli toponomastici non hanno avuto dubbi: "Torrente Agogna". Del resto anche su tutte le cartine moderne non ho mai trovato associata la definizione "fiume". Bene, 1 - 0 
per l'Agogna come torrente più lungo d'Italia, anzi 2 - 0 (tenendo pure conto che scorre proprio dietro lo stadio intitolato a Silvio Piola). Proseguo nella mia ricerca puntando decisamente verso nord, nell'alta pianura novarese, dove già si intuisce nettamente, malgrado la foschia,  la vicinanza con le montagne. L'Agogna scende con un fare tipico da understatement piemontese, tenendosi a "distanza di sicurezza" dalle principali direttrici stradali, quasi a voler ricordare i tempi di antichi guadi ormai scomparsi e ritornando "protagonista" solo a Borgomanero, dove si insinua nel centro della cittadina, ormai in vista del Mottarone. Poco più in là, il paese di Briga Novarese, dove mi attende una sorpresa, un po' sgradita.



martedì 7 luglio 2015

Lassù in alto... la memoria degli "ultimi"

Non so perché, ma una fotografia scattata una primavera di alcuni anni fa mi è rimasta nel cuore, tanto che l'ho scelta per la mia pagina fb. E ci sto ripensando in questo periodo dell'anno, quando le mandrie di bovini (quelle ancora rimaste) stanno risalendo o sono risalite verso i pascoli più alti, ripercorrendo gli antichi percorsi dell'alpeggio. E mi viene anche in mente il titolo di un libro di tanti anni fa, dal titolo "Lassù gli ultimi", che descriveva il tramonto inesorabile di una civiltà alpina, perlomeno quella fatta di enorme fatica, stenti e mezzi produttivi empirici.
L'Alpe Aloro, tra valle Anzasca e Valle Antrona (Vco)
Andare per sentieri nelle valli ossolane, fortunatamente, vuol dire incontrare ancora persone coraggiose che hanno raccolto quell'eredità, potendo usufruire dei benefici della modernità e magari lottando, più che con la natura, con norme europee che fanno di tutto per ostacolare il nostro allevamento e i suoi prodotti di eccellenza... ma questo discorso porterebbe molto lontano.
Guardando verso la Bassa Ossola
Tuttavia non c'è valle che non sia costellata da baite abbandonate, cadenti, a volte invase dalla vegetazione. In genere in un'escursione si passa e si va... non pensando alle vicende umane che si sono susseguite in questi rustici abituri. Una vita durissima, piena di sacrifici per garantirsi una vita, forse, appena dignitosa e, a volte, neppure quella.
Pietre che parlano...

L'Alpe Aloro è in una posizione panoramicamente fantastica, a circa 1.500 metri sul crinale che divide la Valle Anzasca dalla Valle Antrona e può essere raggiunta abbastanza agevolmente da entrambi i versanti. Salendo dall'Anzasca e uscendo dal bosco in terreno aperto, comincia tutta una teoria di baite che arrivano fin lassù, sulla "Colma" (dove da qualche anno c'è anche un bel rifugio) luogo di passaggio strategico e pure teatro di eroiche e sanguinose vicende partigiane.
La Colma, tra Valle Anzasca e Valle Antrona
Anche il cuore pare aprirsi, salendo, ma l'occhio viene attirato da un piccolo puntino bianco sulla parete di una baita diroccata. Che poi si dimostra una lapide, dal testo laconico e al tempo stesso eloquente. "Memoria di Maria Martini - nata Luchessa - colpita dal fulmine - 19 luglio 1867". Già, si costruivano baite anche in luoghi come questo che, per loro conformazione naturale, attiravano le losne (i fulmini) nei furiosi temporali estivi e si lavorava incuranti di questo, magari confidando in un' orazione a san Grato o a qualche altro santo "protettore" dei contadini di montagna.
Una tragedia alpina di quasi 150 anni fa...
E le donne faticavano come e più degli uomini, spesso alla stregua di vere e proprie bestie da soma nella spola dall'alpe al fondovalle. Una vita eroica e misconosciuta fino a quando, ogni tanto, non viene riportata in luce per un attimo da una croce o da un'umile lapide come questa di quasi 150 anni fa, in un Italia appena ricomposta. Non ho alcuna idea di chi fosse e quanti anni avesse Maria Martini, ma la sua memoria, finché resterà "incollata" a questi muri, pare rendere omaggio ai tanti alpigiani e alpigiane ignoti delle montagne ossolane.


E cielo e terra si mostrò qual era: la terra ansante, livida, in sussulto;
 il cielo ingombro, tragico, disfatto:

bianca bianca nel tacito tumulto
 una casa apparì sparì d’un tratto;

come un occhio, che, largo, esterrefatto, 
s’aprì si chiuse, nella notte nera.

(Giovanni Pascoli)