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venerdì 18 dicembre 2015

Gombola, resistenza umana al vecchio mulino

Era un termine in voga qualche anno fa, ora soppiantato dal più trendy "resilienza", però a me piace di più, specie in questo periodo natalizio, ripensando al Mulino di Gombola (Modena) uno dei pochi, se non il solo, nell'Appennino emiliano, a funzionare ancora (veramente e non a scopo didattico)  grazie all'acqua di un fiume, il Rossenna.
Gombola,  Appennino modenese
I fratelli Veratti, Bruna e Artemio, fratello e sorella ultraottantenni, sono un vero esempio di resistenza umana: fiera, consapevole, fors'anche un po' anarchica.
La mugnaia Bruna Veratti (dal doc. "Le vie dell'acqua")
Non arriveresti mai qui, se non grazie alla segnalazione di un autoctono: “Là si può trovare l'ultima farina macinata ad acqua”. Il paesaggio sulla provinciale che da Polinago conduce a Serramazzoni evoca tempi passati, specie quando appare, arroccato su un poggio, il piccolo borgo di Gombola che sembra fatto apposta per riportarti a quell'Italia affascinante e pericolosa di qualche secolo fa, tra passaggi di soldataglie e imboscate di banditi.    
Il Mulino di Gombola e...
Ma per arrivare al Mulino bisogna scendere nel profondo della boscosa valle, poco più all'interno di un ponte sul fiume. Una stradina sterrata conduce a questa sorta di eremo del lavoro. E solo dopo aver bussato un paio di volte ti accoglie Artemio. Bruna è un po' indisposta. Con gesti antichi, toglie la farina dall'ultima macinazione, la pesa e ce la porge. Rusticamente integrale, un po' come la vita in un luogo come questo. A un prezzo assolutamente irrisorio se si pensa solo alla tradizione di questo mulino, in funzione da cinque secoli, con un'esperienza e un rispetto della natura tramandati di generazione in generazione.

... l'antica ruota...




Prima che si ritiri al caldo, chiediamo ad Artemio se si può vedere la ruota. Eccola: e proprio ad osservar bene un particolare, non può che venirti in mente la "resistenza umana". Nel mozzo della ruota un' irregolare serie di zeppe di legno.
... che  non ha alcuna  intenzione di cedere
Non so quale funzione possano avere, se di rinforzo o altro... però questi pezzi di legno raccontano di una tensione a non cedere mai, di continuare finché si può, anche senza mezzi, senza nessuno che ti aiuti. E, tornando a casa, ritrovo il mulino in un bel documentario sul solito you tube, dove si racconta la storia dei due vecchi eroi.
Poco dopo incontriamo ancora Artemio nel negozietto di alimentari vicino al ponte... forse per spendere i nostri pochi euro di farina in qualcosa da mangiare per la sera.
Un piccolo mondo, lontanissimo dai ripetitivi e mielosi riti consumistici delle feste che ormai mi sono insopportabili, da quella fregola prenatalizia che sembrerebbe ora corroborarsi nella famosa - e supposta - miniripresa italiana. Ripenso a loro, alla voce del fiume, all'unica stanzetta riscaldata, a quella specie di antro imbiancato dalla polvere di farina e la associo a un presepio autentico, di quelli che tra poco non ci saranno più, confinati nella memoria di chi almeno ha avuto la fortuna di averli conosciuti.

2 commenti:

  1. Che dire Marco, quelle zeppe di legno sono di una bellezza struggente.

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  2. Proprio così, sono commoventi!

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