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giovedì 17 settembre 2015

Una pietra... e i gioielli walser in valle Antigorio


Quest'estate mi è capitato di incontrare una maestra elementare in pensione da tempo che, all'inizio degli anni '60, agli albori della sua carriera, insegnava alle elementari di San Rocco, frazione di Premia in Valle Antigorio. Tra i suoi scolari, mi raccontava che solo uno veniva da Salecchio inferiore. Alloggiava a San Rocco presso un parente e tornava dai genitori, salendo ovviamente a piedi per il sentiero, mercoledì pomeriggio (giovedì allora era vacanza) e sabato pomeriggio. Fu l'ultimo scolaro di Salecchio inferiore (1322 m), piccolo insediamento walser - situato su un terrazzo solatio di una bellezza quasi commovente - che sarebbe stato abbandonato dagli ultimi abitanti stabili di lì a poco.
Festa della Candelora (inizio febbraio) a Salecchio inferiore
Se si fa un "giro" sul web luoghi come Salecchio - inferiore e superiore, fino al 1928 comune autonomo - oltre ad altri agglomerati vicini, sono conosciuti ormai come "le comunità walser del silenzio", proprio a indicare un mondo sostanzialmente perduto.
L'interno della chiesa di S.Maria a Salecchio inferiore
Ma non nella memoria. Anzi, negli ultimi decenni Salecchio è stato "riscoperto", e magari talvolta preso d'assalto dagli escursionisti e ciaspolatori pure in inverno - come per la festa della Candelora - anche grazie al richiamo della magnifica architettura autoctona walser che si è fortunatamente conservata. Una salvezza dovuta al fatto che, a parte eventuali permessi, questi microcosmi alpini sono raggiungibili solo a piedi per stradina dal fondovalle antigoriano o, ancor meglio, per gustare un paesaggio fantastico, anche dal punto di vista della storia degli insediamenti alpini, da Fondovalle di Formazza. Da questa parte – da comunità walser ad altra comunità walser, seppure scomparsa – l'approccio (con una gita in buona compagnia - tutta al femminile - a metà agosto) è stato forse più "corretto".
La compagnia tutta al femminile, cani compresi, dell'escursione
E, al di là di tutto, anche più bello. Lasciata l'auto, il sentiero arriva in breve a un luogo sacro, Antillone, con il suo laghetto e il suo santuario caro alla tradizione delle genti formazzine, per poi inoltrarsi nella magia del bosco.
Da un ' "apertura" del bosco, il fondovalle antigoriano. Sotto, l'oratorio dell'Alpe Vova 


Selve dalle quali ogni tanto si riesce a occhieggiare l'alta valle Antigorio, che si aprono poi, quasi improvvisamente, sbucando all'Alpe Vova, un tempo sterminato pascolo, con il suo solitario oratorio. Poco più oltre il sentiero entra nell'antica enclave germanofona della valle Antigorio. Il primo villaggio, che appare quasi all'improvviso, è Case Francoli, raccolta intorno alla sua cappelletta.
Armonicamente inserito nell'ambiente, il nucleo di Case Francoli
E' un primo gioiello walser, incastonato nel verde, che si lascia ammirare nella sua soave armonia con l'ambiente circostante. Più in là, sul sentiero, una pietra che, laconicamente, parla una lingua antica con la sua iscrizione scolpita (ravvivata da una mano di vernice) a futura memoria: una croce, una data, 1722, due iniziali "S" e "P".
L'antica iscrizione sul sentiero per Salecchio

Una ricognizione di proprietà, un confine o, più probabilmente, il ricordo di una morte in montagna? Mentre si immagina sul significato del monolito, il cammino approda in breve a Salecchio Superiore, un luogo che ai miei occhi sembra fin troppo bello per essere vero... ma lo è.
Il "nido d'aquila" (così fu definito) di Salecchio Superiore
Un nido d'aquila un tempo abitato dagli umani... un altro gioiello ingentilito dai fiori che qui sembrano crescere per la felicità dell'occhio del viandante.


Salecchio Inferiore è là, un po' più in basso. E, ancora più sotto, la valle, ovvero un altro mondo rispetto a Salecchio.
Il magnifico rifugio "Zum Gora" a Salecchio S.
Ma come si viveva qui, un tempo? Di cose ne sono state scritte, ma a me piace una citazione - anche se chiaramente figlia della sua epoca e di un certo modo di intendere la vita all'alpe - di un prete amante delle montagne e dai trascorsi giovanili un po' rivoluzionari, Nicolao Sottile (1750-1832) che nel 1810 ci dipinge l'anima del luogo, associata com'era alla semplicità di una esistenza essenziale ma felice, al contatto con la natura.
Tipica architettura walser
Scrive il Sottile che, al netto delle preoccupazioni legate alle scarne risorse economiche (che di lì a poco avrebbero causato un forte flusso migratorio), “su quell'isolato monte regnerebbe l'innocenza madre o figlia delle virtù; regnerebbe l'aurea mediocrità, che non invidia, perché non brama. Di là tranquilla vedrebbe l'urto delle passioni egoiste nelle pianure, siccome le vede, spesso ingombrate, sepolte fra dense nebbie, mentr'essa gode i benigni raggi del sole amico. Simile in ciò agli abitatori di alcune picciole isole sparse nell'immensità dell'oceano, i quali vivono lieti e contenti in seno alla frugalità, e vedono sicuri rompersi contra i loro lidi gli spumanti fiotti di quell'elemento, famoso pei naufraghi di tanti ricchi idolatri dell'oro, e di tanti altri dall'ambizione corrotti”.
Una porta... tra passato e presente
E qui, guardandosi attorno e ripensando a come si viveva, sembra di respirare ancora quello spirito di indipendenza e insieme di solidarietà delle comunità walser dei secoli passati. E come sempre, in luoghi di montagna come questi, balena alla mente l'antico contrasto tra "uomo civile" e "uomo naturale", con il solito vagheggiamento personale per la seconda, idilliaca, opzione, che presto collide con l'inevitabile e metaforico "ritorno tra le nebbie". Ma è già una fortuna avere la voglia, e la possibilità, di ritornare ancora...

2 commenti:

  1. Posti lontani come lontano è quel modo di vivere ma è bellissimo vederli ancora in buono stato.
    A presto!

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    Risposte
    1. E' vero, è un piacere andarci, tenuto invece conto che ci sono decine e decine di piccoli agglomerati alpini di alta quota ormai in completo abbandono. Ciao e grazie!

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