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venerdì 1 maggio 2015

Il bosco di Trontano, a cavallo di due stagioni...


Nell'incessante avvicendarsi della stagioni, può capitare di "averne sottomano" due nello stesso tempo. Ed è il bosco a darti questa possibilità. In particolare il bosco di faggio, forse la pianta più "italiana" di tutte, vista la sua diffusione in tutta la Penisola. Sulle Alpi lo si trova in genere a partire dai 500 m di altitudine. Proprio come dal villaggio di Trontano (520 metri, per la precisione) in su, risalendo i contrafforti delle vette che dominano il fondovalle ossolano e la vicina città di Domodossola. 
Fra Dolcino in una litografia

Trontano è un paese che, se oggi va famoso per la "Sagra del fungo", storicamente (o leggendariamente, visto che la cosa è assai controversa) è patria dell'eretico Fra Dolcino, nel XIII secolo capo della setta degli apostolici, uno che nel 1307 fece una brutta fine su un rogo (chissà, forse alimentato proprio da una catasta di legno di faggio) sulle rive del torrente Cervo, nel Biellese. Personaggio citato addirittura, ancora vivente, dal coevo Dante nel XXVIII Canto dell'Inferno nella bolgia dei seminatori di discordie. Un passo certo minore della Divina Commedia, ma che l'odiatissima professoressa d'italiano del liceo, ai tempi, saltò a piè pari, privandoci del piacere campanilistico della citazione della nostra terra (il "Noarese") da parte del Sommo poeta. Vabbè, l'avremmo scoperto qualche anno dopo, alla faccia sua. Ma lasciamo Dolcino e la sua compagna Margherita, sfortunata fino a condividerne la stessa fine, per inoltrarci nel bosco sopra Trontano. 
Il fitto bosco sopra Trontano (Val d'Ossola)... tra autunno e primavera
Chi va per faggete sa che molto spesso sotto i propri piedi si estende uno scrocchiante tappeto di foglie ingiallite, quasi senza soluzione di continuità, tanto da far perdere talvolta la traccia del sentiero. Ma è bello, prima dell'esplosione estiva delle chiome del faggio, il contrasto, anche cromatico, tra le foglie morte autunnali (anche di autunni precedenti) al suolo e i teneri germogli che si affacciano al primo caldo sole primaverile, che ancora può filtrare facilmente tra i rami.
Salendo verso il rifugio Parpinasca
Si percepisce una sensazione di rinascita e, insieme, di quel "tutto scorre" che abbraccia la vita di noi umani come elementi della natura che abbiamo intorno, anche se a volte ce ne dimentichiamo. 
Così si sale pian piano, fino a uscire da questo bosco, forse un po' disordinato ma bello, figlio "naturale" del progressivo abbandono, dopo il secondo dopoguerra, degli alpeggi, dei pascoli e delle tipiche coltivazioni montane e del conseguente "rinselvatichirsi" dell'ambiente alpino.
Corinne guarda lontano...
Più in alto, presso il Rifugio Parpinasca (1210 m circa) comincia un altro mondo, più rude e alpestre, 
ma che ridà profondità alla visione (anche a quella di Corinne) fino a fermarsi, laggiù in fondo, sull'ancora ben imbiancato profilo delle vette delle Alpi Lepontine che, dal canto loro, ricordano che l'inverno, rimasto là in alto, è ancora refrattario a cedere il passo.
.... il rifugio Parpinasca, sullo sfondo una sezione delle Alpi Lepontine, al centro il monte Cistella (2880 m)

2 commenti:

  1. "scrocchiante tappeto di foglie...": bellissimo incastro onomatopeico, mi sa che te lo ruberò un giorno. Ciao.

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    1. Grazie mille, Leo e...ruba pure. Buon maggio!

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