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sabato 21 marzo 2015

L'isola di Favignana e il magnetismo delle rovine


Ormai sempre più frequenti reminiscenze scolastiche di un tempo lontanissimo mi riportano a un'epica battaglia navale tra romani e cartaginesi che concluse la prima guerra punica nel 241 a.C. Ricordo la maestra (...quella con la frusta in mano) insegnarci che i "nostri" (ovviamente i romani) vinsero in quanto le loro imbarcazioni erano molto più agili di quelle degli storici avversari e, inoltre, erano dotate di rostri, sorta di uncini per affondare i nemici. Teatro della battaglia, il mare dell'arcipelago delle Egadi, di fronte a Trapani.
Un limpido fondale a  Favignana
Questo per dire che, approdandovi, non si può che respirare una storia antica, sconfinante nel mito. E che Favignana, la maggiore, sia anche quell' Aegades "isola delle capre" descritta da Omero nell'Odissea, toccata da Ulisse nel suo peregrinare, te lo dice l'anima di questo luogo, o forse il favonio, quel caldo vento che oggi dà il nome all'isola. Ancor meglio le vive suggestioni di quella riduzione televisiva dell'Odissea, introdotta da Giuseppe Ungaretti, che lasciò miglior traccia rispetto a certe odiosissime e pedanti professoresse liceali. Altre epoche... tornando all'oggi, in genere chi arriva qui lo fa per godere di un mare fantastico nella sua limpidezza o per ripercorrere l'epopea della tonnara Florio (oggi museo). Ma se si vuole provare il gusto di una piccola avventura, allora la meta non può essere che una: raggiungere i 314 metri del punto più alto dell'isola, una montagnola in cima alla quale si intravvede una massiccia e misteriosa costruzione, che ci dicono abbandonata.
Il Castello di Santa Caterina
Ma è proprio vero che "tutti gli uomini hanno una segreta attrazione per le rovine", perché la tua mente è già là, in cima. Per arrivarci bisogna fare un'escursione "da montagna", al mare, di un'oretta, ovviamente a piedi. L'ultimo tratto lo si percorre su un magnifico sentiero a scaloni, quasi inebriandosi in una crescente estasi mediterranea di profumi e colori.
Lo scalone di entrata alla fortezza
E, finalmente, ci si trova di fronte a un'imponente costruzione abbandonata, il Castello di Santa Caterina,  una fortezza militare che lascia intuire intense "vite precedenti" fatte di distruzioni e rifacimenti, dai Saraceni in su, passando per Normanni, Angioini, Aragonesi e fino ad arrivare ai Borboni. Nell'Ottocento divenne un duro carcere di detenzione per patrioti e cospiratori, reclusi in condizioni inumane, una sorta di inferno  così descritto da Alexander Dumas nel suo romanzo "I Borboni di Napoli":
"Per coloro cui Sua Maestà faceva grazia, vi era la fossa della Favignana, cioè una tomba.
 Prima di arrivare in Sicilia, il viaggiatore che va da Occidente ad Oriente, vede sorgere dal seno del mare, fra Marsala e Trapani, uno scoglio cui sovrasta un forte: è Favignana, l'Aegusa de' Romani; isola fatale. Era già una prigione al tempo degli imperatori pagani; una scala scavata nella pietra, conduce dalla sua sommità ad una caverna posta a livello del mare; una luce funebre vi penetra senza che mai questa luce sia riscaldata da un raggio di sole; cade un'acqua agghiacciata dalla volta, pioggia continua ed eterna che rode il granito più duro, e che uccide l'uomo più robusto. Iddio vi guardi dalla clemenza del Re di Napoli!"
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Panorama  dalla fortezza; sullo sfondo l'isola di Levanzo

Aggirandosi nel disfacimento degli stanzoni e degli anditi, echi di antiche sofferenze te li racconta il vento che si infila attraverso vuote finestre e porte sempre aperte. Ed è in questi casi che pensi... “Ma come mai in Italia, si lascia andare alla rovina un luogo ricco di storia come questo, perché non lo si restaura?”. Poi ragionando sul fatto che è una cosa, ammesso possa avvenire, che molto probabilmente non farai in tempo a vedere, non ti resta che fantasticare, godere di un panorama incredibile, consolandoti nel pensare... "tutti gli uomini hanno una segreta attrazione per le rovine".
"o' casteddu di Santa Catarina c'è na scala di vinti scaluna, cu scinnni vivu, mortu acchiana"
"al castello di Santa Caterina c'è una scala di venti gradini: chi scende vivo, risale morto"

2 commenti:

  1. Deve essere una meraviglia Favignana, chi c'è stato me ne parla solo bene.
    Anche io provo tristezza e sdegno quando vedo luoghi di una certa importanza lasciati al completo abbandono ma poi mi consolo, infondo penso che le rovine abbiano un fascino tutto loro, limitato nel tempo. Beati coloro che possono godere delle loro suggestioni.
    Ciao... a presto!

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  2. Ho avuto la fortuna di passare qualche giorno a Favignana in un fine maggio, quando il movimento turistico è ancora limitato e si può godere appieno di una bellezza ammaliatrice, girando a piedi o in bici. Spero tanto un giorno di ritornarci. Ciao, grazie e a presto!

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