Google+ Followers

Google+ Followers

mercoledì 11 marzo 2015

Formazza, se alla Vergine Maria manca una "r"...

E' sempre bello poter sfiorare con le proprie mani opere d'arte, anche se sono, per così dire, "figlie di un dio minore"... ma in fondo neanche tanto se possono godere di ciò che - l'essere toccate - forse è un privilegio. Nell'illusione che l'artista, attraverso il contatto tra l'opera e la tua mano, riesca a comunicarti... qualcosa in più. 
Niente di paranormale, ma una sorta di feeling senza tempo che riesce a darti delle sensazioni inusitate, a volte intuizioni.
L'oratorio di San Michele a Formazza
Nelle chiesette alpine come quella di 
San Michele a Formazza,  è un'esperienza che si può fare in tutta tranquillità, nel silenzio riverente dovuto alla lunga teoria di santi che adorna il piccolo tempio. 
Un lindo oratorio seicentesco, da pochi anni ritornato al primigenio splendore grazie a un'ottima opera di restauro. 
Gli esempi da seguire, le intercessioni da invocare per il buon cristiano erano (e sono) lì... al fedele la scelta: oltre all'immancabile San Carlo, Sant'Anna, Sant'Antonio, Santa Margherita, San Nicola e tanti altri.
Il piccolo tempio formazzino con il suo pregevole ciclo di affreschi sei-settecenteschi
Poi c'è un'immagine di devozione del 1748, tra le ultime eseguite in ordine di tempo. E' dedicata alla miracolosa
Madonna di Re, in Val Vigezzo, culto diffusissimo in tutta l'Ossola, ma non solo, testimoniato da una miriade di immagini sacre che riportano il cartiglio mariano "In gremio matris, sedet sapientia patris".
Il "ritratto" della Madonna di Re


Un'immagine consueta per chi bazzica le chiese di queste valli, tanto che mi sorprende un po' la didascalia a spiegazione di un'icona sicuramente ben nota ai pii formazzini: "Il vero ritato della sacratisima Vergine Maria miracolosa nella valle di Vigezzo in Re". L'evidente particolarità della scritta è che manca una "r", aggiunta a posteriori, in alto, tra la "t" e la "a". E qui scatta l'operazione "tattile", nella speranza che quelle parole possano raccontarmi una storia di oltre 250 anni or sono. Dietro quelle scritte, quel dipinto, c'era, e c'è, un uomo e una vicenda. Nel caso concreto certamente una vicenda "minore", ma che incuriosisce. In realtà l'esperienza mi suggerisce solo domande. Intanto, fu la stessa mano a dipingere e a incidere la didascalia? Quasi sicuramente sì, visto la grafia dei caratteri tra il cartiglio dell'affresco e la didascalia sottostante. E poi, a ben vedere, anche nel cartiglio c'è un errore in quanto è scritto non il corretto sapientia ma sapiencia. Il "nostro" artista quindi era sicuramente più a suo agio nel dipingere. 
La didascalia "incriminata"
Riavvolgendo la pellicola del film che sto immaginandomi, mi fermo un attimo a cogliere il momento in cui il pittore si accorse (o gli fu fatto notare dal committente o, più probabilmente, dal parroco) dell'errore. Come rimediare? Ormai la frittata era fatta, una lettera in più non ci stava, e così l'unica soluzione fu quella di aggiungere la minuscola "r" in alto e far diventare l'affresco finalmente un "ritrato", con una "t" sola, come del resto l'aggettivo "sacratisima"... ma almeno su quelle doppie ben si poteva sorvolare. Chissà perché avvenne quell'errore... la mano, sfiorando la parete, mi suggerisce distrazione o stanchezza una volta conclusa la parte più impegnativa dell'opera, ovvero il "ritrato" della Madonna. E qui finisce il gioco. Ma i fedeli della frazione di San Michele come si comportarono di fronte all'evidente refuso? In questo caso la risposta è quasi certa. Sicuramente non gli diedero gran peso, anche perché l'immagine era già eloquente e poi, in quell' oratorio e in tutte le chiese della valle, allora si praticava sicuramente il tedesco... tantochè i vescovi di Novara furono costretti, ai tempi, a dare alle stampe addirittura catechismi bilingue per la popolazione di etnia walser della Val Formazza e di San Michele o per meglio dire, come lo si conosce ancora oggi, Tuffald.
Un antico catechismo bilingue in uso nelle valli walser
 E l'ignoto artista, forse uno stesso abitante di questi luoghi, in difficoltà con la lingua italiana, mi suggerisce un'ultima supposizione: magari lo spazio rimasto bianco  sotto la scritta "incriminata" era proprio per la traduzione nel più comprensibile dal popolo, ma non dai vescovi, idioma tedesco, per un'immagine che dal 1748 è lì, da toccare, con la sua piccola storia, a portata di tutti.

Nessun commento:

Posta un commento