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giovedì 8 gennaio 2015

Il silenzio in onore della "ferrovia ignota"


Proviamo a immaginare una malinconica tromba che suona le struggenti note del "silenzio fuori ordinanza" di fronte al monumento alla "ferrovia ignota": due binari orfani dello sferragliamento dei treni, che corrono ormai verso il nulla. Il 15 settembre scorso sono scesi i titoli di coda, sull'ennesima, storica tratta ferroviaria italiana "non più redditizia". Qualche anno fa, con metafore botaniche un po' più gentili, si parlava di "taglio di rami secchi", anche se la sostanza era la stessa. Si dirà: cosa c'entra la una ferrovia dismessa con gli argomenti di questo blog? A mio avviso molto. Stiamo intanto parlando della Novara-Varallo Sesia, inaugurata l'11 aprile 1886 e mandata a riposo forzato (anche se ufficialmente si parla di "sospensione" per alcuni anni) appunto qualche mese fa, dopo 128 anni di onorato servizio.
Novara-Varallo, il treno verso il Monte Rosa
Diciamo però che negli ultimi tempi la sua vita non era stata facile, tra ridimensionamenti e tentativi più o meno velleitari di salvataggio, di fatto una lunga agonia. A prescindere dai disagi dei pendolari, che ora si riversano sui pullman, usano l'auto o optano per il car pooling, solamente per la sua storia questa ferrovia meritava di vivere. Così si leggeva su un giornale locale riguardo all'inaugurazione, in una lontana domenica di un giovane stato italiano: "I bravi varallesi hanno fatto di tutto per solennemente inaugurare la ferrovia che da tanti anni formava l'ardente aspirazione loro e che varrà ad accrescere sensibilmente il movimento commerciale e il benessere nella industriosa Valle Sesia". Un collegamento tra pianura e montagna vissuto come svolta epocale in anni in cui l'affermazione dell'automobile era ancora di là da venire.

Ma, tornando a tempi più attuali, la Novara-Varallo è anche una linea con una notevole valenza turistica (come tante altre sfortunate consorelle italiane, del resto) con uno strategico capolinea. La cittadina valsesiana è infatti alle porte di una valle frequentata tanto per le vacanze estive che per gli sport invernali, ma pure durante tutto l'anno per ammirare il primo, spettacolare e più importante dei “Sacri Monti” italiani, abbarbicato su un costone montuoso proprio sopra il nucleo storico.
La storica linea ormai dismessa
Ovviamente si deve fare i conti con la crisi, ma forse si sarebbe potuto tentare, alcuni anni fa, un discorso più lungimirante di marketing turistico slow, pensando a un collegamento integrato con le grandi città di Milano e Torino che, del resto, non sono affatto lontane. Discorsi utopici? Soldi buttati via? Può essere... in ogni caso il risultato finale è stato la solita vittoria della gomma sulla rotaia perlomeno in … “campionati minori” come questo. Ma torniamo per un attimo a rivivere le ingenue ed entusiastiche cronache del tempo nella piccola capitale valsesiana che tanto aveva voluto l'opera, tassandosi pure con sottoscrizioni pubbliche: "Una moltitudine di gente aspettava, ansiosa e tumultuante, l'arrivo del treno, trattenuta a stento dai civici pompieri che - disposti a 10 passi di distanza lungo il filare segnato dalla folla - maestosi nella nuova divisa, ritti, impettiti, schiettamente convinti dell'importanza del loro mandato, sogguardavano gli arrivati, non senza un certo orgasmo pudibondo, nella lusinga di sorprendere nei loro volti approvazione ed ammirazione. Anche al di fuori, sul piazzale della Stazione - pavesato come l'interno di drappi, pennoni e bandiere - e nelle vie della città, molta folla nella quale spiccavano i pittoreschi costumi delle Fobelline, piccole ma formose e rubiconde, accorse in buon numero a prender parte al giubilo dei convalligiani". Ora, a parte due treni merci settimanali a servizio di una ditta privata che almeno eviteranno lo smantellamento immediato della linea, quei binari sono desolatamente muti: nessun fischio, nessun “canto” ritmato dei passaggi a livello, nessuno stridìo di freni... solo il silenzio in onore della “ferrovia ignota”.

2 commenti:

  1. Il silenzio dei binari non ci coglie di sorpresa, ma il loro pianto urla nel nulla e noi saremo sempre più tristi per queste storie che ci rubano la storia della nostra vita.

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  2. Dove vivo io c'è la linea ferroviaria Fano-Urbino detta Littorina, sospesa nel 1987 e dichiarata dismessa nel 2011. Sarebbe utilissima per il trasporto degli studenti che si recano a Urbino e soprattutto per il turismo... ma niente, fino ad ora si sono accumulati solo discorsi su discorsi.
    Un caro saluto.

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