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giovedì 4 dicembre 2014

Toccare con mano l'anima dell'Italia centrale? Si può... in una cittadina umbra dal nome di donna


E' un' Umbria, per così dire, “minore”, quella della città dal nome di donna, Amelia. Certo non può reggere in confronto con ben più famosi e frequentati centri della “cuore verde” della Penisola, eppure oltre a esser una sorta di esemplare rappresentazione dell'anima dell'Italia centrale, si caratterizza per una sua marcata "anima femminile". Vederla da lontano, arroccata su un poggio calcareo, con le case strette l'una all'altra, suggerisce un ritorno a un passato d'armi, di scorribande, di capitani di ventura, di signorie in lotta, di contrade, di colori e di squilli di tromba.
La cittadina di Amelia, in provincia di Terni
Avvicinandosi, la si vede compresa, quasi presentandosi con ritrosia, in una potente cortina di antichissime mura megalitiche, comunicante verso dall'esterno tramite porte d'entrata immediatamente pronte a richiudersi a difesa. Una città dal nome di donna (anche se il toponimo deriva dal leggendario fondatore, re Ameroe) che, quasi ovviamente, è consacrata alla Donna per eccellenza. Entrando nella parte antica della città, attraverso la
"Porta Romana" si legge chiara l'iscrizione: Civitas Mariae Virginis in nomine Jesu a terraemotu liberata a.d. MDCIII, ovvero, "liberata per intercessione della Vergine dal rovinoso sisma umbro-abruzzese del 1703".
La cosiddetta "Porta Romana"
E si sale - spesso non si può fare altro in una cittadina dell'Italia centrale -  lungo la strada principale, via della Repubblica, per arrivare alla cima del colle, dove ai piedi della millenaria torre non può che ergersi la chiesa madre, dedicata, ancora una volta, a una donna: Fermina (o Firmina), martire ro
mana e patrona di Amelia. Secondo il racconto agiografico la giovane era figlia del praefectus urbis Calpurnio. Si narra che un consularis, di nome Olimpiade avrebbe tentato di sedurla, ma la virtù di Fermina lo condusse ben presto sulla via della fede. Una conversione che costò, qualche tempo dopo, a Olimpiade e alla stessa Fermina, la morte. All'entrata del Duomo si conserva una colonna romana dove la vergine, secondo la tradizione, subì il martirio.
Una ricetta tipica di quasi duecento anni or sono
Passando dal sacro al profano, ma restando sempre al femminile, se si è in buona compagnia, si consiglia di passare nello strettissimo “vicolo baciafemmine”... ed è possibile prolungare l'addolcimento delle labbra con la specialità locale, i “Fichi Girotti”: una ricetta che risale al 1830, nella quale i fichi, essiccati, vengono farciti con vari ingredienti come cioccolato, scorze d'arance, mandorle, noci ecc. 
E non è un caso che questa sia la specialità di Amelia... certo il fico sarà una parola "al maschile" ma i frutti commestibili - che combinazione - li produce solo la pianta femmina...

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