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domenica 16 novembre 2014

Sbrinz, la "via" europea di un formaggio svizzero

Sbrinz, il suo destino europeo è già nel nome. Sì, perché si tratta di un formaggio svizzero, ma proprio svizzero al cento per cento, "battezzato" dagli italiani. Per conoscere la sua storia bisogna fare il solito viaggetto nel tempo, "atterrando" alla fine del XIV secolo, quando, in quel di Münster, nel Canton Vallese, si firmò una sorta di trattato di cooperazione internazionale tra le comunità al di là e al di qua delle Alpi, al fine di rendere transitabile ai commerci verso la Lombardia, tramite la costruzione di una mulattiera, il passo del Gries (2479m).
Il passo del Gries (2479 m), confine tra Svizzera e Italia, e il lago di Morasco
Per secoli il valico, oggi ai più misconosciuto (tanto che non ha neppure una sua voce autonoma su wikipedia italiano) fu una vera e propria "Via delle Genti", percorsa da un intenso passaggio di merci e mercanti. Ma per parlare di sbrinz su fonti storiche certe, bisogna andare un tantino più in là, quando, nel 1530, si trova citato un
Brientzer käss, ovvero un formaggio di Brienz (cittadina sull'omonimo lago nella Svizzera centrale) per indicarne la zona di origine. Qualche tempo dopo furono i milanesi, che apprezzavano assai quel cacio d'Oltralpe, a storpiarne il nome facendolo diventare "sbrinz", etimo che si affermò ben presto anche nella vicina Confederazione tanto da diventare "ufficiale", anche perché le esportazioni verso il sud consentivano degli ottimi affari ai casari e ai commercianti svizzeri. Ai tempi il trasporto era appannaggio di una sorta di cooperativa - diremmo oggi - l' "unione dei mulattieri", detti anche "someggiatori", termine che deriva appunto dalla soma degli animali adibiti a sopportare i carichi nelle lunghe tappe, 
attraverso gli alti valichi, dalla Svizzera centrale alla pianura. Una via naturale nord-sud, quella del Gries, percorsa, descritta e decantata anche da grandi uomini come Horace-Bénédict de Saussure che la praticò nel 1777 e nel 1783 e, addirittura, da Richard Wagner nel 1852. Ma nell'Ottocento il declino del passo fu accelerato dall'inaugurazione di vie più "comode", come la napoleonica strada del Sempione, per entrare definitivamente nell'oblio alla fine del XIX secolo con l'apertura del traforo ferroviario del Gottardo. Così il nostro sbrinz trovò altre strade per arrivare a deliziare gli italici palati.
La carovana della "Sbrinz Route" a Formazza con il prezioso carico trasportato a dorso di mulo
La gloriosa e secolare epopea del "formaggio transfrontaliero" non meritava però di essere dimenticata. Così da 11 anni a questa parte è stata proposta, oggi a cura di una specifica Fondazione con sede a Lucerna, una rievocazione di quei "gustosi" traffici, la "Sbrinz route": accompagnati da cavalli, muli e asini, "someggiatori" della Svizzera centrale in costumi storici e insegne dei rispettivi cantoni di appartenenza, ripercorrono 
come un tempo le vie dei padri, compreso il Gries,  con il prezioso carico (che viene anche regolarmente venduto) arrivando fino a Domodossola, scendendo per le valli Formazza e Antigorio.
I someggiatori scendono verso Domodossola
Un appuntamento fisso del mese di agosto, nel segno di una valorizzazione "slow" della tradizione, cui volentieri si affiancano escursionisti italiani e svizzeri, che ormai affrontano insieme anche il viaggio di ritorno nel segno di una rinnovato gemellaggio anche... caseario, visto che Formazza è la "patria" del rinomatissimo formaggio d'alpe Bettelmatt. Sbrinz?
Facendo il verso a un ormai più che stucchevole spot televisivo: "Svizzero? Sì, ma anche un po' italiano".

2 commenti:

  1. Salve...Fortis... è da diverso tempo che seguo il tuo blog ma purtroppo non ho avuto, fino ad oggi, l'occasione per farti i miei complimenti e i miei saluti.
    A presto!

    RispondiElimina
  2. Grazie mille per il tuo apprezzamento, che mi fa particolarmente piacere, perchè anch'io seguo il tuo blog Itinerismei che mi piace molto, con una nota particolare per le tue fotografie che rivelano un amore particolare per la tua terra e per la natura e fanno davvero venir voglia di scoprire posti nuovi.
    Buona giornata e a presto (magari un giorno ci incontreremo anche non solo virtualmente)
    Fortis (è il cognome di mia nonna...)

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