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mercoledì 26 novembre 2014

E dalle nebbie spuntò il castello di Don Rodrigo

E' uno dei tanti paesi italiani per i quali non ti sogneresti di programmare una visita o anche solo di fermarti nel caso si passasse da quelle parti. Oltretutto si trova in una posizione semiperiferica, lambito da una strada regionale che conduce in Valsesia, dove si susseguono, l'uno dopo l'altro, borghi ai piedi di antiche colline moreniche. Il primo tra questi, salendo da Novara, è Briona, poco più di mille abitanti. A differenza dei successivi può vantare un atout paesaggistico di un certo rilievo.

...Il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isolato, a somiglianza d'una bicocca, sulla cima d'uno dei poggi ond'è sparsa e rilevata quella costiera...Appiè del poggio, dalla parte che guarda a mezzogiorno, e verso il lago, giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini...


La rocca di Briona (Novara), un tempo dimora del "Caccetta", personaggio cui forse si ispirò Manzoni

Una descrizione che sembra adattarsi perfettamente al castello, sarebbe meglio dire, alla "rocca" di Briona che domina, dall'alto di una collina, il paesello e la pianura sottostante. Costruzione di una certa imponenza, d'origine antichissima, passata nei secoli di mano in mano a varie signorie come i Visconti e gli Sforza, si lega in particolare a un personaggio di cui fu dimora, Giovan Battista Caccia, detto il Caccetta, nobile ribaldo vissuto a cavallo dei secoli XVII e XVII. Un individuo le cui malefatte e crudeltà (compresi rapimenti di giovani fanciulle da marito) potrebbero aver ispirato il Manzoni nel dipingere l'immortale figura di Don Rodrigo per i suoi "Promessi Sposi". Una tesi (peraltro controversa) avallata anche da un noto scrittore come Sebastiano Vassalli. Tra l'altro è stato recentemente scoperto, grazie a studi d'archivio, una sua cuginanza acquisita con Marianna de Leyva, meglio conosciuta come la Monaca di Monza. Non mi addentro oltre, perché, in casi come questo, deve vincere comunque l'immaginazione che vede un Manzoni scartabellare tra antichi documenti seicenteschi e imbattersi nella figura emblematica e ispiratrice per i suoi del crudele signorotto del villaggio brionese. Che, sia detto, trovò la morte in quel di Milano nel 1609, decapitato a Porta Tosa. Oggi il castello, di proprietà privata, si può normalmente ammirare in tutta la sua austera bellezza dall'esterno, meglio in prossimità delle case immediatamente sottostanti il maniero.
Doppio arcobaleno su Briona
Tutto qua a Briona? No, ovviamente. Non considerando che il paese si fregia dell'altisonante titolo di “Città del vino” (per la verità molto abusato in Italia) per i suoi vigneti e le sue cantine, nonché “del miele”... dopo una bella passeggiata al di là della roggia Mora (così detta perché ampliata alla fine del XV secolo da Ludovico il Moro) si può fare un giro al cimitero. Necroturismo? Niente affatto, all'interno del camposanto, si erge un misconosciuto gioiello del romanico piemontese, la chiesa di Sant'Alessandro (XII secolo) ricca al suo interno di affreschi di varie epoche. Non visitabile anche questa? Naturalmente sì, però almeno ci si può rivolgere al Comune per farsela aprire, visto che le chiavi sono lì. Di ritorno verso il castello, una sosta al minuscolo Oratorio della Mora. Chiuso anche quello? No, questa volta no. Aprendo la porticina ci si sente quasi abbracciati, vista la piccola volta a botte, da una serie di affreschi tardogotici raffiguranti una teoria di santi (forse... è per intercessione loro che la piccola cappella è aperta) più la “povera” effigie del demonio, ormai non più riconoscibile, che non ha resistito nei secoli alle offese scaramantiche del popolo.
Gli affreschi tardogotici dell'Oratorio della Mora
Ci sarebbe anche dell'altro nel borgo piemontese di Briona... infatti nella chiesa parrocchiale sta per venire completamente alla luce un altro ciclo di pregevoli affreschi medioevali... ma, se è l'ora in cui si sente “un certo languorino”, allora la strada è obbligata. Si deve andare a Proh, proprio con l' “h” finale, frazione di Briona, da tempo vocata, nelle sue due trattorie, alla classica “paniscia” novarese. Ma prima il consiglio è di passare nelle vicinanze, rigorosamente a piedi, sull'antico ponte romanico a schiena d'asino sulla roggia Mora, luogo legato in epoche lontane alla riscossione di gabelle e dazi. Al ponte è legato un detto popolare
"va a ciapei sul punt da Proù" ovvero "và a prenderli (i denari) sul ponte di Proh". Magari potreste ripeterlo all'oste, prima di pagare il conto...

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