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giovedì 30 ottobre 2014

Sempione, un Passo... nella storia


Nella Pianura Padana centro-occidentale probabilmente non esiste città che non abbia nella propria toponomastica  un corso o una via che... "guarda verso l'alto". Ovvero che non sia dedicata a uno dei più importanti passi alpini, fondamentale tramite tra la Pianura stessa e l'Europa centrale fin dai tempi più remoti. Percorrere la strada del Passo del Sempione, il "protagonista" di oggi, vuol dire rivivere una storia millenaria, sulle orme degli Leponzi, l'antica popolazione alpina che si stanziò per prima nell' Ossola, dei Romani, che la utilizzarono militarmente per raggiungere le Gallie, dei Burgundi, dei Longobardi, dei Franchi e... così via nei secoli. 
L'alta val Divedro, nella quale si inerpica la strada
 del  Sempione.Sullo sfondo il Fletschorn (3993 m)
Bellicosi o meno, una "via dei popoli", si potrebbe dire; ma intanto vediamo come si arriva ai 2005 metri sul livello del mare del valico. Si parte da una delle "capitali" della compitazione. Cioè? Sì, insomma, per essere più chiari, dello "spelling" italiano, dove la lettera "D" è associata alla cittadina di Domodossola, raggiungibile tramite l'autostrada Voltri - Gravellona Toce e poi con la statale 33, ovviamente "del Sempione". Per la verità Domo, così è familiarmente conosciuta in zona, viene solo sfiorata dalla "route 33", ma funge da base di partenza storica per il Passo. Dunque, intanto c'è da dire che, a parte tratturi e mulattiere degli antichi popoli, il tracciato "moderno" della strada tra le montagne fu voluto da Napoleone, nell'intenzione, all'inizio del 1800, di collegare direttamente Parigi con Milano.
Una rara immagine di inizio '900 (prima dell'apertura del tunnel ferroviario) con la diligenza a cavalli al Passo
Lo scrittore americano J.F.Cooper, autore de "L'ultimo dei Moicani", nel percorrerla nel 1834 ne fu ammirato:
"La bellezza, la precisione, la forza ed il raziocinio con i quali era stata costruita la strada, ci strappò esclamazioni di meraviglia". La salita è abbastanza dolce fino al confine italo-svizzero poco oltre Iselle
Iselle, ultimo paese italiano prima del confine
(ultima stazione italiana della linea ferroviaria del Sempione) per poi inerpicarsi tra le strette Gole di Gondo, toccare il villaggio omonimo, bypassare quello di Simplon Dorf (per ora...) e, per spazi più aperti, toccare infine i "duemila" del Passo, caratterizzato dalla presenza del suo massiccio ospizio. E se il confine politico tra Italia e Svizzera ormai lo abbiamo passato da un pezzo, proprio qui, sul Passo, è fissato quello geografico, coincidente con lo spartiacque alpino (da una parte le acque vanno nel Po, dall'altra nel Rodano) senza contare che il Sempione è inoltre il “divisorio” tra le Alpi Pennine, sul lato orografico destro e Lepontine, su quello sinistro.
 Per nominarlo "alla tedesca" (siamo nel canton Vallese) che cosa fare al Simplonpass? Nella speranza di una bella giornata, innanzitutto godersi un panorama eccezionale sulle vette dell'Oberland bernese e sui vicinissimi ghiacciai del Monte Leone, magari salendo in pochi minuti alla grande aquila di pietra che veglia sul valico, monumento voluto per celebrare, in pieno conflitto mondiale, la fiera indipendenza del popolo svizzero.
L'ospizio del Sempione al Passo (2005 m). Alle spalle i ghiacciai del Monte Leone
Poi merita una visita il grande ospizio, severa costruzione d'inizio '800, gestito oggi come ostello (può ospitare 130 persone) dai padri di San Bernardo, proprio quelli dell'omonimo altro grande passo alpino. Ovviamente siamo arrivati fin qui motorizzati (a proposito, il Sempione, malgrado l'altitudine, normalmente è tenuto aperto tutto l'anno) ma per gli escursionisti si può percorrere qualche tratto a piedi dell'antica mulattiera Stockalperweg (conosciuta anche come "sentiero Stockalper", ben segnato) voluta dalla mitica figura del barone Kaspar Stockalper (1609-1691) che, ai tempi, gestiva un multiforme commercio attraverso il Passo. E per portarci via qualcosa non solamente negli occhi e nella memoria? Ricordate il villaggio di Simplon Dorf ("dorf" vuol dire proprio "villaggio") quello bypassato dalla grande strada? Ebbene al ritorno il consiglio è quello di fare una breve deviazione per fermarsi proprio là. Se si ha fame, da non perdersi, al Restaurant Post, i tipici piatti svizzeri a base di formaggio fuso, la raclette e la fondue, roba non proprio leggera ma... decisamente appagante. Di lì, il cammino è breve per il caseificio locale, come è altrettanto breve, per accompagnare il companatico, quello per raggiungere la bäckerei (panetteria) Arnold dove si possono acquistare i migliori pani della tradizione alpina svizzera oltre a ottimi dolci. A quel punto, veri “eroi del Sempione”, non vi resterà che declamare qualche passo (guarda caso...) dell'omonima poesia del Pascoli (ci perdoni il poeta... del resto amava la buona tavola) in onore dell'inaugurazione, nel 1906, della galleria ferroviaria del Sempione:
"Sottoterra due vaporiere immote,
divise da una grande porta,
aspettano. Un’ardente ansia le scuote. Un urlo va per l’aria morta.
 Porta di ferro, oggi è il trionfo! Muovi su gli aspri cardini sonanti!
Apriti, o porta dei millenni nuovi!
 O nuovi vincitori, avanti!...Porta di ferro!… Oh! chiama tu, grande Urbe,
le tue legioni veterane dalla vittoria! A quelle eroiche turbe
 dà gl’inni del trionfo, e il pane".







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