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mercoledì 15 ottobre 2014

Riso amaro... per una musica diabolica


Secondo molti, soprattutto quelli che ci abitano, la pianura, solo per il fatto di essere per definizione “piatta”, risulta conseguentemente (quasi per un perverso sillogismo) poco interessante. Relegata a luogo di passaggio, magari anche veloce, spesso per motivi di lavoro, è da considerarsi, un po' “figlia di un dio minore” nell'ambito degli itinerari turistici. Ma le sorprese non mancano, basta andarsele a cercare per stradine discoste e luoghi solitari... questa volta tra principi veri e principi del male.
Muniti di navigatore o di più antiquate, ma meno petulanti, cartine stradali, lo spicchio (sarebbe meglio dire “l'isola”) di pianura da percorrere, ad andatura rigorosamente slow, si trova tra Vercelli e Crescentino, in piena plaga agricola. Sulla provinciale tra la città “Capitale europea del riso” e il grosso paese appena a nord del fiume Po, una deviazione, più o meno a metà strada, ci conduce in un'altra dimensione, tra storia e leggenda.
L'abbazia di Lucedio, antico complesso monastico tra Vercelli e Crescentino (Piemonte)
Uno svettante campanile ottagonale annuncia l'abbazia di Lucedio. Il complesso fortificato, dedicato a Santa Maria e fondato da monaci cistercensi, ha una storia quasi millenaria: è una sorta di feudo passato, nei secoli, di mano in mano tra varie signorie, fino a quando si trasformò in qualcosa di ancor più “nobile” all'alba del Regno D'Italia. Nel 1861, infatti, i Savoia conferirono all'allora proprietario, il Duca Raffaele de Ferrari di Galliera, l'altisonante titolo di “principe”. E la denominazione ufficiale del luogo è proprio “Principato di Lucedio”; oggi identifica anche l'azienda agricola che vi ha sede. Il complesso architettonico (davvero piuttosto...complesso) si sviluppa in diversi ambienti (chiostro, sala dei conversi, aula capitolare, refettorio) ed è visitabile con guida su prenotazione. Trasuda storia e misteri, anzi... si dice addirittura che una colonna della sala capitolare “pianga” a causa di sanguinosi delitti dei quali, nei secoli, sarebbe stata testimone. Ma anche la campagna circostante non è da meno. L' ispiratore di tali malefatte, il “principe del male”, pare sia stato imprigionato con un potente esorcismo in una chiesetta, la Madonna delle Vigne, situata su un dosso boscoso a poca distanza dall'abbazia. Luogo che un po' di brividi in effetti li fa venire. Il demonio sarebbe stato “suggellato” grazie all' esecuzione di uno spartito musicale “ad hoc” , tuttora affrescato su una parete della chiesetta, da suonare rigorosamente per il “verso” giusto. Se invece l'inquietante melodia fosse eseguita al contrario, il diavolo sarebbe immediatamente liberato... Meglio non indagare oltre e farsi un giretto un po' più in là, magari dopo aver ammirato alcuni ospiti - decisamente più rassicuranti - delle risaie circostanti, habitat di decine di specie di uccelli “di ripa” come il cavaliere d'Italia.
Cavalieri d'Italia nelle risaie presso Lucedio

Non è un caso che queste zone, di grande importanza naturalistica, sono comprese nel Parco regionale del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino. Tornando indietro verso Vercelli, merita una sosta la Cascina Veneria (da Lignana deviare in breve a sinistra) imponente quadrilatero perso nei campi. Perché? E' presto detto. La cascina è stata infatti la location di uno dei più famosi fim italiani del dopoguerra. Qui e nei dintorni, nel 1948, si girarono diverse scene di uno dei capolavori del neorealismo, “Riso Amaro”, con la regia di Giuseppe De Santis , che vide protagonista la splendida Silvana Mangano.
Silvana Mangano, protagonista di "Riso Amaro", in un originale manifesto cinematografico del film
Amaro o non amaro, per “rifarsi” in ogni caso la bocca dopo tutto 'sto girovagare, non può mancare, nelle trattorie locali, un piatto a base di - indovinate un po' - riso, la
“panissa” vercellese. Ma attenzione a pronunciare bene il nome... guai a confonderla con la “paniscia” novarese (quella la assaggeremo una prossima volta)! Sarebbe come suonare lo spartito del diavolo al contrario...

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