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lunedì 27 ottobre 2014

...Guarda! Segantini, "sgraffiti" e "balcun tort" nel paradiso dell'Engadina


Un'altra puntata oltre confine. Ma questa volta nei Grigioni, cantone (il più grande di tutti) delle straordinarie stazioni sciistiche elvetiche di tradizione, "patria" di Heidi, luogo dove resiste una particolare lingua romanza, ormai minacciata dall'uso comune del tedesco. Regione dove si apre, per una lunghezza di 80 km circa, una delle più belle vallate alpine in assoluto, l'Engadina (ovvero "Il giardino dell'Inn"). Ed Engadina vuol dire soprattutto Sankt Moritz, nome che fa riecheggiare comprensori sciistici da favola, Olimpiadi invernali, jet-set, teste più o meno coronate in vacanza, shopping da capogiro, paesaggi da cartolina ecc.
Ebbene dimentichiamoci un po', se possibile, di tutto questo "bagaglio", per evidenziare un'eccezionale attrattiva culturale, per la quale val la pena di mettersi in auto per qualche ora. Già, come arrivare, intanto, a Sankt Moritz?
C'è da dire che dall'Italia l'accesso non è proprio comodissimo. Tra le varie alternative, ce n'è una che non è la più breve, ma forse è la più "corretta" per avvicinarsi al mondo engadinese. Armandoci di un po' di pazienza, ci attende la statale 36 del Lago di Como fino a Chiavenna. Quindi si sale verso il confine italo-svizzero di Castasegna. Già in Engadina? Eh no! Si sta salendo per la Val Bregaglia, una delle zone italofone dei Grigioni (anche se si parla diffusamente il dialetto locale bregagliotto) fino ad arrivare ai 1815 metri del passo del Maloja,
Trittico delle Alpi di Giovanni Segantini, "La morte", ambientato nei pressi del passo del Maloja

importante confine geografico che “divide” le acque che andranno al Mediterraneo, da un parte, e al mar Nero, dall'altra. Se si fa una doverosa sosta prima del "tuffo" in Engadina (visti anche i laghi che la strada costeggia) presso il valico si nota uno chalet di legno dove visse gli ultimi anni uno dei più grandi pittori italiani moderni, Giovanni Segantini, di fatto la nostra "attrazione" di Sankt Moritz. Su una parete della sua dimora degli ultimi anni (sebbene il pittore morì nel 1899 in una solitaria baita) una lapide grigia recita tra l'altro "... inseguendo il suo sogno d'arte inebriato dalla luminosa bellezza alpestre...": un "indizio" per cominciare a osservare con più attenzione la montagna engadinese come "musa ispiratrice" del maestro. Una ventina di km di idilliaca discesa per raggiungere Sankt Moritz, o meglio, San Murezzan, come si dice in putèr, una delle cinque varianti del lingua romancia idioma che presenta affinità coi nostri ladino e friulano -  per puntare subito al Museo Segantini, una singolare costruzione a cupola ben riconoscibile. E lì, non si può non sostare in estatica ammirazione del capolavoro del pittore, il cosiddetto "Trittico della natura", tre enormi quadri che avrebbero dovuto far parte di una grande rappresentazione dell'Engadina, rimasta incompiuta per la morte di Segantini nel 1899 a soli 41 anni, da esporre all'Esposizione di Parigi del 1900.
Trittico delle Alpi di G. Segantini, "La vita"
Tele dal forte impatto emotivo nel visitatore, in cui la tecnica pittorica divisionista si trasfigura in tre assoluti capolavori. Le impressioni del paesaggio mutuate dalla pittura lasciano il posto alle proprie, una volta usciti. Se non si è proprio "mordi e fuggi" e si ha la possibilità di stare almeno un altro giorno in Engadina, il consiglio è di proseguire lungo la vallata. Sì, perché la regione a un certo punto si divide e all'Alta, dal villaggio di Zernez segue la Bassa Engadina. Al dialetto
putèr, si sostituisce il vallader e dopo laghi e altipiani, ecco una natura più prettamente alpestre e un movimento turistico un po' meno frenetico. Si susseguono borghi pittoreschi con nomi che a noi suonano magari un po' buffi, Scuol, Tarasp, Vulpera... ma un consiglio è di non perdersi i due villaggi di Ardez
Ardez, "Chasa Claguna"
e Guarda, probabilmente tra i più belli delle Alpi, soprattutto quest'ultimo, appollaiato a mezza costa su una soleggiata plaga pascoliva.
Panorama engadinese da Guarda
Pare che il toponimo derivi da "Warda" che tradotto dalla lingua locale vuol dire proprio "Guarda!" e, in effetti, il panorama di cui si gode è davvero da cartolina, o, se preferite, quello che potrebbe essere negli occhi di Heidi. Ma non è tutto. Qui e negli altri villaggi si può ammirare un'altra forma d'arte, quella degli "sgraffiti" (proprio con la "s" davanti). Si tratta di una particolare e antica tecnica di decorazione delle case (tuttora usata) in cui l'intonaco viene "graffiato" o "sgraffiato" lasciando visibile uno strato sottostante di tonalità diversa, creando così motivi policromi o disegni. E la fantasia agli artigiani-artisti del posto non è certo mancata. Altra caratteristica architettonica che non può sfuggire a un'occhio appena attento è la presenza di un particolare elemento nella facciata delle case, il "balcun tort", in italiano traducibile con il desueto "bovindo".
Antica dimora con "sgraffiti" e "balcun tort" a Guarda
E' una specie di “protuberanza” con finestre, normalmente ingentilita da fiori, 
che racconta un modo di vita in cui (…in mancanza di tv e video di quasiasi tipo) si poteva osservare quello che accadeva nella strada sottostante, senza aprire la finestre ed essere essere visti... capito la furbata! Comunque al "tort" è ora di aggiungere una lettera e non si può lasciare l'Engadina senza aver assaggiato la mitica “Torta di noci engadinese”, una dolce bomba calorica... davvero un ottimo carburante utile a sostenere le fatiche del lungo viaggio di ritorno.

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